Sul Pezzo
Quella pista poco ciclabile. Riqualificarla per scommettere su San Vito e Lama
Quasi tre anni fa da queste colonne lanciammo la campagna ‘il triangolo dell’anno vergogna’. Dei tre vertici, due sono stati riattivati (ex Banco di Napoli e Fusco): siamo tutti in attesa del terzo cantiere da rimettere in moto, quello centrale: Palazzo degli Uffici, che auspichiamo riprenda presto ad accogliere lo storico liceo Archita.
Augurando buon lavoro al rientrante architetto Occhinegro (già Urbanistica, da ieri Lavori Pubblici) e con il quale in passato s’e parlato più volte della necessità di riqualificare Porta Napoli e alcuni pezzi di storia tarantina (vedi masseria Solito, del cui piano di rinascita si è tra gli altri occupato proprio Occhinegro) da oggi la Ringhiera lancia un’altra campagna di sensibilizzazione, a sostegno di un obiettivo che speriamo trovi condivisioni: il rilancio della fascia costiera di San Vito e Lama, l’incentivo all’uso pubblico e regolamentato di quel tratto incantevole di spiagge e scogliere, chilometro dopo chilometro. I ragazzi, che come sempre sono un passo avanti a chi dovrebbe indirizzarli, da alcuni anni hanno riscoperto le spiagge pubbliche della zona sud est di Taranto. Di sera, nuovi luoghi di aggregazione allungano la mappa della movida estiva tarantina.
Al di là delle storiche strutture private e di quelle appannaggio dei militari (lidi ben organizzati da decenni) ci sono tratti pubblici da rimettere a nuovo e magari far gestire al meglio: la sfida da vincere per il Comune dovrebbe muovere da viale Jonio, cominciando dalla pista ciclabile che di ciclabile ha ben poco ma che potrebbe davvero diventare il fiore all’occhiello della città che punta su se stessa, unendo su due ruote la zona urbana a quella residenziale, costeggiando chilometri di mare.
Allungata e rimessa in sesto, come si deve, in sicurezza, quella pista potrebbe portare sino alle spiagge di viale del Tramonto in tutta sicurezza, decongestionando il traffico. Invece muore poco dopo il rudere romantico di Mare Chiaro.
Si tratta di ripensare le infrastrutture, insomma: dare ordine all’area, assegnare concessioni a norma di legge e concedere la possibilità di vivere il mare (spiagge pubbliche) come si deve e a chi non può spendere 20-30 euro per una singola giornata. La pista dovrebbe essere illuminata, messa in sicurezza perché speso i cani vi bivaccano e usano inseguire i pochi ciclisti coraggiosi che transitano; andrebbe allungata sino all’ingresso di San Vito per poi svoltare a sinistra verso le Scuole Sottufficiali e a destra verso l’arenile. Sarebbe davvero bello andare al mare in bicicletta, tra i due mari. Dal ponte girevole al faro di San Vito. Se la storia ha impedito che si facesse di quel curvone sul mare un’infinita passeggiata, almeno sia dia spazio vero e sicuro alle due ruote. Diventa anche un’esigenza ambientale (buon lavoro anche al neo assessore Tacente, a proposito).
( -1 continua)