Piani Alti
Provincia, quel voto fuori dal mondo
Mettiamo subito in chiaro una cosa, di questi tempi meglio così: è tutto a norma di legge. Per la Provincia la gente non vota. Vota chi è stato già eletto altrove.
La riforma Delrio riservò nel 2014 questo diritto ai consiglieri comunali e ai sindaci. Quanto sta accadendo, insomma, è in piena applicazione di una norma sbagliata ma in vigore. Ciò non toglie che politicamente continua da un lato a svuotare l’ente per la cui sussitenza, in molti ambiti pressoché passiva, è stata varata. E dall’altro sembra far vivere gli schieramenti in un bipolarismo che si muove fuori dal mondo, dal tempo reale, e dunque resta colpito da crescente narcisismo di riposizionamento.
Sono elezioni che raccolgono i cocci e i rottami delle ultime sconfitte (Politiche 2018) e li rimettono a posto in funzione delle prossime elezioni.
Tutto legale, tutto politicamente sbagliato. Queste elezioni, a Taranto e in Italia, gettano i partiti nel fossato già profondo che li divide da una società che lo scorso marzo ha urlato nei seggi quella stanca rabbia tutta italiana che voleva dare una scossa.
Dunque, un voto fuori dal mondo ma che permette ai partiti di cristallizzare i consensi ricevuti nei Comuni negli ultimi quattro-cinque anni e di trasferire il senso civico di quelle scelte dentro improbabili serbatoi elettorali interni ai ventinove Palazzi della provincia di Taranto (esempio che vale per tutto il Paese, naturalmente).
Melucci contro Gugliotti, allora. Il sindaco di Taranto contro il sindaco di Castellaneta nella corsa a quel doppio incarico che la gente, basta parlare con le persone per capirlo, non digerisce. Una legge sbagliata, partorita dalla stagione tecnico-populista che sbandierava la contrazione della spesa ma che invece di cancellare le “inutili Province” si è limitata a depotenziarle, privando i cittadini del loro Diritto di voto, come se non bastasse il Parlamento dei parzialmente nominati.
Un voto fuori dal mondo. Coalizioni che per vincere stanno raccogliendo firme e promesse di destra a sinistra, partiti divisi (Emiliano schiera i suoi con Gugliotti e contro Melucci) ed elettori che stanno a guardare. Come faranno i tre sindaci del M5S (Crispiano, Ginosa e Mottola) e la truppa dei consiglieri eletti nell’ultimo biennio. Si asterranno, probabilmente. Non è ancora tempo, nelle Province la cui riforma hanno sempre criticato, per correre da soli.
La matematica per adesso li condanna alla sconfitta. Oggi nella camera di commercio dove la coalizione per Gugliotti ha lanciato la sfida, c’era anche Rocco de Franchi, ex vicesindaco con Melucci. Sarebbe stato impossibile immaginarlo appena dieci mesi fa. Cose del mondo di questo voto fuori dal mondo.