Sul Pezzo
Post covid, rischio affari per le mafie: l’allarme della Dia. Focus anche su Taranto e provincia: la relazione
La relazione di luglio è tradizionalmentre dedicata all’ultimo semestre dell’anno precedente.
Stavolta, però, la Direzione Investigativa Antimafia ha dovuto fare un’eccezione: il Covid ha rapidamente mutato lo scenario, alimentando ragionevoli preoccupazioni.
Ed ecco, infatti, che la relazione 2019 (semestre 2, appunto) viene introdotta da un capitolo tutto dedicato alla pandemia. Naturalmente, l’attenzione degli analisti si fionda sugli effetti sociali ed economici del lockdown, quindi sul rischio (concreto) che le mafie italiche possano farne tesoro. Il periodo post covid, nella relazione Dia, è paragonato ad un classico periodo post bellico. Lo shock ha avuto un impatto diretto su un sistema economico di per sè in difficoltà e ha ridotto le già per molti traballanti disponibilità di liquidità. Una premessa favorevole per chi delinque. Problemi di contenimento sociale si stagliano sull’orizzonte italiano, insomma. Questo emerge dalla relazione Dia. Una prospettiva che già fa sfregare le mani al malaffare, soprattutto quello “organizzato”. Le mafie hanno notoriamente gioco facile quando strisciano dentro le difficoltà quotidiane, imponendo il cosiddetto “welfare alternativo”… con tutto quello che ne consegue in termini di persuasione, consenso, protervia, arricchimento, potere, imposizione, connivenza… e ancora potere. Occhi puntati, dunque, su assistenzialismo e appalti. Gli analisi non mostrano dubbi in tal senso.
La relazione, come sempre, dedica un ampio e articolato focus alle situazioni regionali, provincia per provincia. A pagina 349 (sfoglia pdf, allegato in basso, della relazione Dia) si parla ampiamente anche di Taranto e della terra ionica (capitolo Puglia) con la mappa delle “famiglie” e la relativa analisi delle attività…