Piani Alti
Porto di Taranto, vertice con il sottosegretario De Vincenti
Il futuro del porto di Taranto nei prossimi giorni sarà portato all’esame del Governo. Un’attenzione particolare sarà riservata ai 530 lavoratori di Taranto container terminal che hanno già ricevuto dall’azienda le lettere di licenziamento e per i quali il prossimo 11 settembre scadrà il periodo di cassa integrazione.
Più volte i sindacati e la stessa Autorità portuale hanno chiesto l’intervento dell’esecutivo nazionale per il mantenimento dei livelli occupazionali e per il rilancio produttivo del molo polisettoriale su cui è insediato il terminal container, inattivo dopo l’abbandono (anzi la fuga) di Hutchinson e Evergreen, i due maggiori azionisti di Tct (il terzo socio di minoranza faceva riferimento al Gruppo Maneschi). In tal senso, nei giorni, scorsi è stato coinvolto ed interessato anche il prefetto di Taranto, Umberto Guidato.

Il pressing effettuato nelle scorse settimane sembra aver prodotto qualche risultato. Le organizzazioni sindacali (confederali e di categoria) e l’Autorità portuale, infatti, nei prossimi giorni incontreranno il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti che segue anche il Contratto istituzionale di sviluppo (Cis) Taranto, siglato per mitigare gli effetti della crisi siderurgica e sostenere nuove iniziative di sviluppo economico, di cui le attività portuali sono parte integrante. La riunione potrebbe tenersi mercoledì 22 giugno. La data non è ancora ufficiale, ma circola con insistenza.
Il percorso ipotizzato dalle parti sociali, tutto da costruire con il Governo, prevede il prolungamento degli ammortizzatori sociali per un periodo di 6/12 mesi per gli (ex) dipendenti Tct e la creazione di una sorta di “bacino di crisi” da cui potranno attingere i nuovi operatori che si insedieranno sul molo polisettoriale al termine della procedura di “dialogo competitivo” avviata dall’Autorità portuale con l‘avviso pubblico.
Al momento le offerte ufficiali sono due: il Gruppo Italcave che fa capo alla famiglia Caramia e il Consorzio Ulisse. Quest’ultimo comprende operatori locali, tra cui Jonian Shipping Consortium e soggetti di caratura internazionale come Saga Italia, società del Gruppo Bollorè. C’è poi un terzo competitor su cui viene mantenuto stretto riserbo che si è riservato di richiedere concessioni per l’utilizzo di eventuali aree di banchina rimaste libere. Ma la partita più interessante potrebbe aprirsi successivamente. Sono molti, infatti, gli operatori internazionali che hanno messo gli occhi sul porto di Taranto.
Uno scalo i cui traffici sono in ripresa nonostante il terminal container sia praticamente fermo da due anni e nonostante la difficile situazione produttiva dell’Ilva che resta il maggior committente del porto. Nel conto va considerato anche un contesto internazionale tutt’altro che facile come testimonia il recentissimo rapporto Srm-Assoporti da cui emerge che nei primi tre mesi del 2016 la Germania ha scippato all’Italia leadership dei traffici via mare nel Mediterraneo.
All’attenzione della presidenza del Consiglio anche i lavori di cui il porto di Taranto è oggetto a cominciare dal consolidamento della banchina del molo polisettoriale e dai dragaggi per portare i fondali alla profondità di 16,5 metri. Ma ci sono anche Piastra logistica, strada dei moli, nuova darsena, Centro servizi polivalente, raddoppio del quarto sporgente. Una dotazione infrastrutturale che, una volta completata, renderà competitivo lo scalo ionico, a patto che si stringano i tempi.