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Porto di Taranto: ritardi e speranze. Il dibattito si accende

Pubblicato | da Michele Tursi

Dibattito aperto sul porto di Taranto. Qualche giorno fa abbiamo svolto una sintetica panoramica sui principali avvenimenti che stanno interessando lo scalo ionico, alla luce anche dell’imminente, così sembra, conclusione della procedura di concessione del terminal container al Gruppo turco Yilport.

Un focus sullo scalo marittimo ionico è in programma questo pomeriggio, a partire dalle 15.30, nella sede di Confindustria Taranto. Un dibattito, presieduto dal presidente degli industriali Vincenzo Cesareo, al quale interverranno Cosimo Borraccino, assessore allo Sviluppo Economico della Regione Puglia e Sergio Prete, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio.

Sul futuro (e anche sul passato) dei moli di Mar Grande, sono giunti alla nostra redazione due interventi. Uno arriva da Maria Teresa De Benedictis, segretario generale della Filt Cgil e fa riferimento al recente incontro (informale) tra i rappresentanti di Yilport e i sindacati di Taranto.

L’altro è firmato da Giuseppe Guacci, vecchia conoscenza del porto di Taranto di cui è stato presidente. Guacci ha poi guidato l’Autorità portuale di Gioia Tauro (dove è finito sotto i riflettori della Corte dei conti, ndr), è stato segretario generale dei porti del Lazio, vicepresidente di Assoporti. Il figlio di Giuseppe Guacci, Guglielmo, è a capo del consorzio Southgate Europe Terminal che ha avanzato richiesta di concessione trentennale per una porzione del molo polisettoriale, avviando un contenzioso legale che sarà definito il prossimo 23 gennaio 2019, dinanzi al Tar di Lecce. Giuseppe Guacci è quindi persona certamente competente, ma non del tutto disinteressata rispetto alle vicende del porto di Taranto. Ecco gli interventi in forma integrale.

GIUSEPPE GUACCI – “Il presidente del Consiglio dei Ministri, nel lontano febbraio 2012, nominava il presidente dell’Autorità portuale di Taranto “Commissario Straordinario alle opere” conferendogli i poteri
straordinari, al fine di velocizzare l’esecuzione dei progetti strategici, nella previsione, a dir poco
molto ottimistica, che fossero sufficienti 24 mesi per realizzare il consolidamento della banchina del
terminal contenitori del Molo Polisettoriale in concessione a TCT Spa, la costruzione di una vasca
di colmata, il dragaggio dei fondali e, infine, il secondo tratto della diga foranea; tutte opere di
competenza dell’Autorità portuale.

Giuseppe Guacci

Non sono bastati sette anni, e altri ne serviranno, per vedere completati i lavori fondamentali per avviare la ripresa piena dei traffici e dell’occupazione sul Molo Polisettoriale del porto di Taranto: la costruzione della vasca di colmata è ferma, causa la crisi finanziaria in cui versa l’impresa Astaldi,
conseguentemente i dragaggi dei fondali non potranno essere realizzati e con essi “l’ambiziosa programmazione infrastrutturale del porto di Taranto”. Il presidente dell’Autorità portuale di Taranto era stato buon profeta se nei primi mesi del 2016 affermava: “Per la vasca di colmata purtroppo abbiamo un problema di natura contrattuale … la società che si è aggiudicata l’appalto (Astaldi) ha depositato il progetto esecutivo con un aumento dei costi di circa 14 milioni di euro in più rispetto all’offerta con la quale aveva vinto la gara. Abbiamo avviato il procedimento di risoluzione contrattuale … dopodiché valuteremo se dobbiamo andare verso la risoluzione contrattuale e verificare la possibilità di aggiudicare il lavoro alla seconda classificata (Fincosit). Abbiamo avviato il bando di gara un paio di settimane fa per le nuove concessioni sul terminal, ma anche qui arriveremo con l’affanno perché una delle condizioni di
appetibilità del terminal era quella di realizzare i dragaggi, quindi rilasceremo le concessioni
prima ancora di aver effettuato i dragaggi con l’impegno di farli.”

Ma allora sarebbe bene spiegare il perché si è adottato quel particolare progetto sperimentale, con
un consistente aumento dei costi e dei tempi, gara battuta nel maggio 2014, contrariamente
all’urgente necessità, data la profonda crisi di TCT, di far ripartire l’attività portuale e che
puntualmente ha rivelato notevoli problematiche realizzative al di la della particolare crisi in cui è
caduta l’azienda appaltatrice.

A seguito della revoca della concessione i liquidatori dell’ex concessionario e il commissario
dell’A.P. di Taranto, sottoscrivevano nel settembre del 2015 “un accordo” a compensazione e totale
soddisfazione di ogni pregressa obbligazione e/o pretesa di natura economica, amministrativa e
giudiziale, a fronte del quale l’A.P. si impegnava all’acquisizione di gru, mezzi meccanici e pezzi di
ricambio di proprietà dell’ex concessionario al valore di 18 milioni di euro.

L’atto di concessione sottoscritto con la società TCT nel 1998 prevedeva specifici termini con cui
procedere alla riconsegna delle aree e degli impianti quali: verifica, previa stesura di un verbale di
constatazione in contraddittorio con la controparte, del perfetto stato di manutenzione dei beni
demaniali affidati; sgombro dei beni amovibili di proprietà del concessionario; acquisizione al
demanio dello stato dei fabbricati ove realizzati dal concessionario; in caso di inadempienza dovuta
a insufficiente manutenzione ordinaria e straordinaria, se rilevati e se riportati nel verbale di
constatazione, l’Autorità portuale doveva disporre i lavori di ripristino a spese del concessionario.

Nel “Documento Descrittivo” del bando di gara, emesso dall’Autorità portuale il 15.02.2016 per il
rilascio di una o più concessioni, si ponevano a carico del futuro soggetto aggiudicatario, proprio
quelle medesime manutenzione ordinarie e straordinarie dei piazzali e delle dotazioni impiantistiche
del Molo Polisettoriale non imputate al precedente concessionario; nel medesimo bando era
d’obbligo l’utilizzo delle gru e dei mezzi meccanici, acquisiti dall’A.P. a seguito dell’accordo
sottoscritto con la TCT in liquidazione, impegnando altresì il soggetto risultante aggiudicatario
delle aree e della banchina ad un costosissimo revamping incluso l’eventuale onere della
demolizione e dello smaltimento a fine vita degli stessi mezzi.

Potrebbe essere interessante conoscere la motivazione reale per la quale l’Autorità portuale non
richiese il totale sgombro della aree del Molo Polisettoriale dai mezzi meccanici e di quant’altro di
proprietà dell’ex concessionario e non imputò all’ex concessionario, come previsto dalle clausole
dell’atto di concessione, i costi per i ripristini derivanti dalle insufficienti manutenzioni dei piazzali
e degli impianti dati in concessione e posti successivamente a carico del futuro soggetto
aggiudicatario del bando pubblicato.

Allo stato attuale non solo i tempi per il completamento della vasca di colmata e dei successivi
dragaggi non sono stimabili ma anche i piazzali del Molo Polisettoriale, un milione di metri quadri,
necessitano di costose manutenzioni ordinarie e straordinarie per il ripristino funzionale delle
pavimentazioni, degli impianti di distribuzione idrica, elettrica e soprattutto della realizzazione
dell’impianto di regimentazione e trattamento delle acque meteoriche non certo realizzabili in tempi
brevi per rendere operativi i piazzali.

Rispetto alla più volte dichiarata fase transitoria per realizzare una “ambiziosa programmazione
infrastrutturale per il rilancio del porto di Taranto” allo stato attuale, dopo sette anni, resta il solo
adeguamento tecnico funzionale della nuova banchina in aggetto, mentre l’approfondimento dei
fondali e la manutenzione dei piazzali, opere fondamentali destinate al potenziamento delle capacità
operative del Molo Polisettoriale e della ripresa occupazionale nel porto, restano avvolte in una
profonda incertezza rispetto ai tempi di realizzazione. Non era forse questo il vero e primario obiettivo che doveva essere perseguito e raggiunto nell’interesse pubblico”.

MARIA TERESA DE BENEDICTIS (FILT CGIL) – “Riconnettere il porto alla città e guardare al lavoro come leva fondamentale per affermare qualità della vita e riscatto sociale sia individuale che collettivo. Nel prendere atto positivamente dell’impegno da parte di Yilport, che da gennaio diverrà con tutta probabilità il nuovo e importante operatore terminalista del porto di Taranto con una concessione cinquantennale, con lo sviluppo breve periodo (due anni) di un traffico pari a 500 Teu e nel medio (5 anni) pari a 1 mln di Teu, la Cgil rilancia come fondamentale il tema del riassorbimento della quasi totalità del personale ex TCT e dell’intero indotto.

In Cgil siamo convinti che si tratta di una stima prudenziale e abbiamo chiesto un impegno ad accelerare gli investimenti per intercettare nuovi traffici ritenendo che le potenzialità dell’infrastruttura portuale e retroportuale e la dimensione globale dell’azienda lo possano consentire. Peraltro il rilancio dell’economia marittima e lo sviluppo dei traffici si completerà se saranno costruite misure di politica economica capaci di legare strettamente la portualità alla riorganizzazione del tessuto economico, al rilancio della produttività totale dei fattori, alla ripresa di competitività dell’industria e della logistica sui mercati internazionali.
Nel paradigma della nuova economia industriale, la logistica svolge un ruolo determinante. Senza un accesso efficiente ai mercati si determina uno svantaggio competitivo difficilmente colmabile. Accanto a questo elemento, che conta sempre più nella determinazione della produttività totale dei fattori, serve la capacità di far crescere la dimensione delle imprese e di puntare sui settori ad elevato contenuto tecnologico, per modificare la traiettoria di una specializzazione manifatturiera ancora concentrata sui settori maturi.

Quindi va richiamata una responsabilità più complessiva di tutti gli attori istituzionali. Accelerazione che la Cgil richiama anche sui collegamenti per l’intermodalità, a cominciare dalla rete ferroviaria di collegamento. Penso al tratto Cagioni-Molo Polisettoriale con l’attivazione prevista ad aprile 2020, e Taranto-Piastra Logistica con attivazione prevista nell’agosto del 2020. Entrambi i raccordi, allo stato funzionale attuale, sono percorribili anche se da tempo non abbiamo treni. Entrambi gli investimenti di potenziamento consistono in nuovo fascio 3 binari 750 m elettrificati e riduzione tempi di manovra.
I porti saranno, assieme ai retroporti ed alle strutture logistiche, insomma l’asse strategico di questo intervento di politica industriale auspicato per Taranto.

Nel corso dell’incontro a proposito delle opportunità di sviluppo e lavoro, il presidente dell’Autorità portuale ha ribadito che saranno avviate nuove attività di Innovation Hub che vedranno tra le altre cose recuperare gli spazi dell’ex iard Belleli, e il varo di una nuova concessione al mol Sant’Eligio per lo sviluppo della nautica da diporto che prevederà assunzioni di personale direttamente dall’agenzia portuale nata per tutelare gli ex operatori Tct. Infine la Filt Cgil ha condiviso con il presidente Prete il piano d’azione per dare nuova connotazione pubblica al rapporto con AM Investco e procedere ad azioni di recupero dei materiali ferrosi come nei progetti di economica circolare previsti dall’addendum al contratto di cessione dell’ex Ilva”.