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Porto di Taranto: errori, ritardi, soldi non spesi. Monito della Corte dei Conti

Pubblicato | da Michele Tursi

Il progetto preliminare è di dicembre 2003, quello definitivo è stato approvato ad agosto 2011; altri due anni sono stati necessari per l’avvio dei lavori. Quasi dieci anni dalla proposta all’apertura del cantiere. Storie di ordinaria burocrazia, ritardi dell’italica pubblica amministrazione su cui la Corte dei Conti ha deciso di vederci chiaro. L’attenzione si è concentrata sul porto di Tarato e, in particolare, su un intervento di grande importanza per il suo sviluppo: la cosiddetta piastra portuale. La relazione dell’organo di controllo evidenzia una serie di criticità che “hanno inciso negativamente sul rispetto dei tempi prestabiliti e sulla compiuta realizzazione dell’opera e potranno, se non risolte, continuare a condizionare il buon esito dell’iniziativa” il cui completamento è previsto entro marzo 2020.

Il costo complessivo dell’intervento è di 219,1 milioni, con una variazione rispetto al progetto preliminare di + 63 milioni. L’aumento è stato determinato dall’inserimento della costruzione della vasca di contenimento dei fanghi di dragaggio derivanti dalle opere a mare, un intervento inizialmente (e stranamente) non previsto nel progetto, che ha fatto lievitare l’importo da 156,1 milioni  a 219,1 milioni di euro (+40,35%) coperti per l’80 per cento da risorse pubbliche, per il 3 per cento da fondi dell’Autorità portuale e per il 17 per cento da finanziamenti privati a carico del concessionario. La piastra portuale di Taranto si compone di cinque interventi considerati, dal punto di vista contrattuale come un unicum inscindibile:
Piattaforma logistica, destinata a offrire servizi per lo stoccaggio e per la movimentazione delle merci, realizzata ed inaugurata il 2 dicembre 2015, ma non ancora collaudata e non agibile in quanto priva di allacciamenti ai pubblici servizi che sono in corso di completamento a seguito della recente ultimazione dei lavori relativi alla strada dei moli;
Strada dei moli – inaugurata il 29 settembre 2017 in ritardo rispetto alla data prevista del 19 giugno 2017, con l’obiettivo di realizzare un collegamento organico e funzionale dei siti del “porto in rada” con quelli del “porto fuori rada”;
Ampliamento del IV sporgente, con l’obiettivo di aumentare i punti di attracco riducendo così la media giornaliera delle navi in rada in attesa di attracco e di aumentare le superfici destinate a razionalizzare il deposito di merci sullo stesso molo (opera marittima);
Sistemazione della darsena ad ovest del IV sporgente ed il relativo terrapieno tra il IV sporgente e la darsena servizi, con l’obiettivo di contribuire ai miglioramenti indotti dall’ampliamento del IV sporgente e quindi di migliorare l’operatività degli accosti in base alle esigenze del porto di Taranto (opera marittima);
Vasca di contenimento dei fanghi di dragaggio, vasca di colmata per la raccolta dei sedimenti derivanti dalla realizzazione dei fondali del IV sporgente e della darsena servizi, intervento già inserito nella programmazione lavori pubblici adottata dall’Autorità portuale nel 2002, ma non previsto nel progetto preliminare.

Ritardi e soldi non spesi – La Corte dei Conti mette in evidenza una serie di situazioni che hanno rallentato e ancora compromettono il rapido completamento dell’opera nel suo complesso. “La difficoltà dell’amministrazione nel subentro delle competenze della soppressa Struttura tecnica di missione; la dilatazione dei tempi nella fase di approvazione delle progettazioni”. Macroscopico e per certi versi inspiegabile appare non aver tenuto conto nella progettazione preliminare delle “esigenze connesse alla realizzazione della vasca di colmata destinata ad accogliere i fanghi provenienti dai lavori marittimi e alla sistemazione ambientale finale”. Viene segnalato anche l’allungamento dei tempi “per la definizione delle procedure necessarie per la realizzazione degli interventi; la stasi nell’utilizzo delle risorse finanziarie complessivamente disponibili; la non corrispondenza dei dati contenuti nei sistemi di monitoraggio in uso presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dell’economia e delle finanze con i dati comunicati dall’amministrazione”.

Una tiratina di orecchie all’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio arriva in relazione all’aggiornamento del sito sulle somme utilizzate. “Dalla data di inizio dei lavori – scrive la Corte dei Conti – sono stati effettuati una serie di pagamenti, per un totale nel periodo considerato (agosto 2013-luglio 2017) pari a 122.601.823,35 euro, che rappresenta il 56 per cento del finanziamento complessivo. La spesa complessiva sostenuta a carico del bilancio dello Stato (comprensiva degli oneri
fiscali e degli oneri per il finanziamento dei mutui) è pari al 62 per cento del finanziamento disponibile di 219.144.000 euro.
Al riguardo, si segnala che il cronoprogramma finanziario presente sul sito istituzionale dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio non appare in linea con i dati comunicati a questa Corte dal Ministero”. Ci sono, inoltre, risorse finanziarie disponibili da anni, ma non utilizzate: “16,2 milioni, relativi al finanziamento di 21,5 milioni di cui alla delibera Cipe n. 74/2003, cap. 7060. Sono in corso di erogazione 5,2 milioni, a seguito di certificato di pagamento emesso in data 18 luglio 2017; b) 12,9 milioni, relativi al finanziamento di 33,6 milioni per l’anno 2014 di cui alle delibere Cipe nn. 104/2010 e 6/2012, cap. 7257. Sono stati erogati e utilizzati 20,4 milioni, per gli anni 2012 e 2013”.

Conclusioni e raccomandazioni finali non sono da sottovalutare. “In particolare – scrive la Corte dei Conti – deve essere evitato il protrarsi di una situazione di dilatazione dei tempi nella definizione delle procedure necessarie per la realizzazione degli interventi e nell’utilizzo delle risorse disponibili, che perdura ormai da diversi anni e che mette a serio rischio la realizzazione dell’opera nel suo complesso, nel rispetto del cronoprogramma”. Viene segnalata, infine, “l’esigenza di una maggiore incisività in tema di indirizzo e coordinamento di tutti i soggetti interessati e di un costante monitoraggio degli interventi, in particolare al fine di garantire il puntuale rispetto degli obiettivi previsti e dei tempi indicati nel cronoprogramma per la complessiva realizzazione dell’opera. Sotto questo profilo, il Gabinetto del Ministro e le competenti strutture dipartimentali potranno impartire le necessarie linee di indirizzo e di coordinamento, dandone notizia a questa Sezione, al fine di assicurare la definizione in tempi contenuti delle fasi procedurali in atto, con un continuo monitoraggio degli interventi per individuare prontamente criticità e possibili soluzioni. In tale ambito, la Corte sollecita l’adozione di iniziative “strutturate” sul piano organizzativo dei raccordi fra i diversi soggetti”.