Salute
Piano Taranto, le associazioni rilanciano e preparano un convegno
“Il dibattito sul futuro di Taranto continua incredibilmente a prevedere come unica soluzione possibile il salvataggio della fabbrica e della produzione” così, stamane, in conferenza stampa le associazioni firmatarie del Piano Taranto che si sono riunite nella sede di Giorgioforever.
“Il Piano del Governo prevede addirittura un incremento della produzione di acciaio fino a 8 milioni di tonnellate l’anno – ricordano gli attivisti nel loro documento – si tratta di un approccio tanto superficiale da non tenere neppure in conto l’eccesso di offerta di acciaio nel mondo, si deve produrre di più semplicemente per tenere occupata l’attuale forza lavoro, senza nessun’altra considerazione. Il Governo, inoltre, prevede di sprecare per il suo piano altri soldi pubblici, oltre ai dieci già spesi negli ultimi dieci anni. Comprendiamo che lo Stato consideri prioritaria la restituzione alle banche di quanto investito nel salvataggio – evidenziano i promotori del Piano Taranto – ma a questo punto ci sembra quanto mai scellerato non considerare l’ipotesi della chiusura in favore del risanamento e della riconversione economica del territorio, che comporterebbe gli stessi costi di questo piano irresponsabile. È quanto sosteniamo da anni con il Piano Taranto – sottoscrivonoComitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Collettivo Morricella, Comitato Niobe, Giorgioforever, FlmUniti Cub, Acli Taranto, Giustizia per Taranto, Isde – Massafra Legamjonici, Tamburi Combattenti, Taranto Respira, Tuttamialacittà. Le associazioni stimano una spesa di tre miliardi. Il Piano si basa su uno studio tecnico-scientifico, Dalle bonifiche alla reindustrializzazione, “prodotto dalla stessa Confindustria che oggi tace in merito – attaccano le associazioni – in cui si dimostrano i benefici degli investimenti nelle bonifiche dal punto di vista della fiscalità, della produttività e dell’occupazione, che addirittura triplicherebbe rispetto agli attuali assunti del polo siderurgico tarantino. Ci sono fondi europei ad hoc per la riqualificazione professionale dei lavoratori che, dunque, manterrebbero il salario per tutto il periodo formativo, per poi essere reimpiegati nelle bonifiche del territorio, conservando poi un’ottima appetibilità nel mondo del lavoro, anche a bonifiche ultimate. La spesa prevista può essere spalmata in dieci anni e non sarebbe da intendere come un costo, né come una concessione – evidenziano i promotori del Piano – piuttosto come un’operazione risarcitoria attraverso la quale compiere il più straordinario investimento della storia del Paese, in grado di determinarne slancio economico, occupazionale e sociale in campi sani ed etici”. Alla luce delle argomentazioni prodotte col Piano Taranto, “chiediamo un confronto di merito su di esso, domandando “perché non attuarlo” – hanno ripetuto stamane in conferenza stampa – per le prossime settimane abbiamo calendarizzato una serie di iniziative per accendere il dibattito sul futuro della città: porteremo il Piano Taranto all’attenzione degli studenti degli istituiti superiori di Taranto e, già nel mese di gennaio in previsione del tavolo interministeriale di Cantiere Taranto, programmeremo un convegno sul nostro progetto di riconversione. Intanto, al fine di renderlo ancora più incisivo, da questa settimana verrà aperto alla sottoscrizione di gruppi, partiti, sindacati, associazioni e ordini di categoria, per farne un vero e proprio manifesto unitario per il cambiamento”.