Salute
Petrolio: i misteri della Val d’Agri, il destino di Taranto
Un suicidio, una lettera. Ci sono tutti gli ingredienti della spy story, ma questa è cronaca non è una fiction. La Procura di Potenza ha acquisito una lettera-testamento scritta dall’ingegnere Gianluca Griffa, 38 anni di Cuneo, ex responsabile del Centro olio di Viggiano, trovato impiccato ad agosto del 2013. Nella missiva l’ingegnere avrebbe scritto circa le prime perdite di greggio dai serbatoi del Centro olio che sarebbero avvenute nel 2012…
Il caso è stato raccontato sulle pagine dei quotidiani locali e successivamente ripreso dalle testate nazionali. “Il Quotidiano del Sud” è stato tra i primi a dare la notizia. La riprendiamo perchè le sorti di Taranto e della Basilicata sono unite dal petrolio. Il combustibile fossile si estrae tra le impervie valli lucane e viene lavorato nella raffineria ionica, lasciando dietro di sè una scia di denaro che, solo in minima parte ricade sui territori coinvolti che, invece, ne ricavano danni all’ambiente e pericoli per la salute delle popolazioni.
I pozzi di Tempa Rossa non hanno ancora iniziato a pompare “oro nero” ed i nuovi impianti di stoccaggio previsti a Taranto sono, per ora, in stand by, ma è bene sapere cosa è accaduto o sarebbe accaduto (i fatti sono oggetto di indagini) nella regione che beffardamente viene definita il Texas d’Italia. Una regione che ospita anche gli invasi che dissetano Puglia e Basilicata e che potrebbero essere gravemente contaminati dall’attività estrattiva. L’Agenzia regionale per l’ambiente della Basilicata tiene sotto osservazione il Pertusillo. Gli ultimi controlli hanno confermato che le percentuali di idrocarburi disciolte nell’acqua sono al di sotto del limite di legge, ma i valori sono in aumento. Nei prelievi effettuati a giugno furono ritrovati 60 milligrammi per litro. A fine agosto, almeno in un caso (alla confluenza con il fiume Agri), la presenza è quasi raddoppiata: 117 milligrammi di idrocarburi per litro. Petrolio e acqua, sostanze diverse tra loro, entrambe di prima necessità.
Quando il petrolio inquina l’acqua, c’è un problema grosso. Molto grosso. Ed è già accaduto. Lo sversamento di 400 tonnellate di greggio dai serbatoi di Viggiano nel terreno adiacente nella sottostante falda acquifera è venuto alla luce nei primi mesi del 2017, tanto da indurre la Regione Basilicata a decidere la sospensione temporanea dell’attività. Ma stando a quanto avrebbe scritto Griffa nella sua lettera, il pericolo era già noto. L’ex responsabile del centro olio aveva indirizzato il documento ai carabinieri di Viggiano e agli ispettori dell’Unmig, la polizia mineraria del Mise. La Procura di Potenza ne è entrata in possesso nell’ambito dell’inchiesta sull’attività di Eni in Val d’Agri per la quale aveva deciso di interrogare i dipendenti che si sono avvicendanti sugli impianti lucani per raccogliere informazioni sulla loro salute.
Secondo quanto scrive Leo Amato sul Quotidiano del Sud “a preoccupare l’ingegnere suicida “erano proprio i livelli eccessivi di corrosione dei serbatoi, ma anche le «perdite di processo» di sostanze pericolose utilizzate in una delle due linee di trattamento del gas estratto assieme al greggio, che tornerebbero in circolo senza possibilità di eliminarle e smaltirle regolarmente. A distanza di 3 anni proprio la presenza di sostanze pericolose tra i reflui inviati in parte al pozzo Costa molina 2, nel comune di Montemurro, per essere reiniettati in profondità, e in parte in vari depuratori sparsi per mezza Italia, è finita al centro dell’inchiesta dei pm di Potenza su un presunto traffico illecito di rifiuti tra altri dirigenti della compagnia e i responsabili degli impianti di smaltimento. Più di recente, inoltre, lo stesso problema ha portato alla sospensione, da parte della Regione, dell’autorizzazione alla reiniezione, in attesa di chiarimenti da parte della società”.
I tentativi di Griffa di fare emergere il problema e di porvi rimedio sarebbero stati bruscamente stoppati. Lo stesso ingegnere sarebbe poi stato convocato a Milano con la prospettiva di “una missione all’estero”. Pochi giorni dopo quella convocazione, avvenuta il 22 luglio del 2013, è scomparso. E’ stato ritrovato impiccato nei boschi vicino Cuneo.