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Pelillo: “Non mi ricandido”. C’erano una volta i 40enni della Seconda Repubblica

Pubblicato | da Angelo Di Leo

La notizia era già circolata nelle scorse settimane. Adesso c’è la firma dello stesso parlamentare Pd. Con Rossana Di Bello e Massimo Ostillio ha segnato un’epoca tarantina, quella dei quarantenni in campo al debutto effettivo della Seconda Repubblica. Superato lo stand by dei governi tecnici e dei ribaltoni, alla fine degli Anni novanta ci si andava riposizionando e riorganizzando. In Italia come a Taranto.

Esaurita l’onda d’urto del citismo, Taranto nel terzo millennio chiede un cambio di passo. Nel 2000, dopo aver cofondato l’Asinello ionico, Pelillo entra in campo con Prodi.

Massimo Ostillio è l’alfiere pugliese di Mastella (piccolo ma determinante ovunque) mentre la  Di Bello per i tarantini è già Rossana, la donna che dopo cinque anni di Regione (giunta Di Staso) vince a mani basse e a furor di popolo (contro Valla nel 2000 e contro Vico nel 2005, poi le note dimissioni del 2006). Sono carriere sono rapide e trascinate da un mare di voti: Ostillio sarà sottosegretario alla Difesa e poi assessore regionale al Turismo del primo Vendola. Pelillo diventerà assessore al Bilancio del secondo Vendola. Sarà questo il culmine di carriere politice chiuse, chi prima chi dopo, per ragioni molto diverse tra loro.

Con l’annuncio di Pelillo finisce così un’era, a Taranto: sono alcuni dei volti più significativi del ventennio dell’Ilva privata (dall’arrivo di Riva al suo arresto..), del centrosinistra vincente in provincia (Florido, dalla del 2004 e 2009  all’arresto…) e perdente sempre nel Comune capoluogo. Sino a quando Stefàno, paventando una rivoluzione morale (2007, post dissesto) ha convinto tutti e poi normalizzato il sistema, mischiato gli schieramenti e narcotizzato il dibattito, rivelandosi un monatto all’opera nel lazzaretto del centrosinistra. Il resto è già oggi e si proietta al 4 marzo prossimo.

Di Pelillo politico e amministratore, che quindi torna al servizio effettivo e permanente di avvocato, a quanto pare,  ricordiamo la proposta targata San Raffaele (con opportuno e tempestivo dietro front il 2 agosto 2011 alla vigilia degli scandali milanesi che avrebbero travolto il colosso sanitario cattolico..) l’idea di costruire un palazzo unico della Regione, a Taranto (leasing in costruendo non andato a buon fine), il rilancio sull’ospedale con denominazione nuova (San Cataldo) e i fondi messi in cassaforte nell’assessorato al Bilancio (ancora tutti da impiegare..), i duelli rusticani con Florido, Vico, Lemma.. a seconda delle stagioni. Quindi, il passaggio interno da Bersani a Renzi, per finire all’appoggio ad Emiliano. Il gavettone di polvere minerale, subìto in via Cavour, mentre renzi inaugurava il secondo piano del MarTa, ha infine evidenziato il solco profondo tra lui ed una parte di città, tra il Pd dei decreti e la ribellione militante, tra la real politik e la realtà cittadina.

Michele Pelillo in politica non le ha mai mandate a dire e quando ha voluto ha saputo dire di no (abbandonò nel 2011 i lavori della Giunta Vendola per non votare Si al progetto Tempa Rossa-Taranto). Ha sempre avuto fiuto della vittoria,  stavolta forse ha fiutato l’odore acre della sconfitta.

Certo, appare difficile pensare che l’ex capogruppo Pd in commissione Bilancio alla Camera non avrebbe potuto ottenere un posto sicuro nel listino bloccato. Tant’è, così ormai è deciso. Non si candida. Ma una certa difficoltà politica era ormai evidente. Il plateale dietro front sui decreti Ilva, passando nel giro di due anni da difensore strenuo dei provvedimenti a critico feroce (con tanto di mea culpa..) la traccia di una profonda analisi in corso l’aveva già dato.  Senza contare il pressocchè nullo profilo comunicativo degli ultimi mesi.

 

 

Ecco il testo della sua lettera inviata ai giornali:

“Caro Direttore,

sin dall’inizio della mia esperienza politico-istituzionale, ho sempre pensato che l’impegno nelle istituzioni non può essere per sempre, che non può diventare un mestiere.
Quando la XVII legislatura della Repubblica passerà le consegne alla successiva, avrò completato il mio 18° anno consecutivo nelle istituzioni, prima regionali e poi nazionali. 18 anni sono tanti. Mai avrei immaginato di dedicare una parte così grande della mia vita all’impegno pubblico.
E’ giusto e naturale che la classe dirigente si apra ad una nuova generazione; da parte mia riconquisterò tempo per la mia vita privata, spegnerò qualche riflettore, restituirò attenzioni alla mia famiglia ed ai nuovi impegni professionali che verranno.
In realtà, la decisione di non ricandidarmi stava maturando già da qualche tempo. Ero tentato di esternarla già nel mese di luglio, subito dopo l’ultimo grande successo elettorale di cui sono stato protagonista. Ma alcuni cari amici, quasi spaventati dalla mia decisione che avevo cominciato a confidare, mi hanno chiesto di aspettare. E l’ho fatto perché non volevo per nessuna ragione che tale mia scelta, espressa con largo anticipo, disorientasse il partito.
I 18 anni sono tutti compresi negli anni 2000, il periodo senz’altro più difficile dal punto di vista socio-economico per il nostro territorio e per la nostra gente.
Da una parte il mio consenso elettorale cresceva a vista d’occhio, i successi personali e di partito si rincorrevano in una sequenza ripetitiva ininterrotta fino ad arrivare ai giorni nostri; dall’altra, le vicende del nostro territorio diventavano sempre più complesse e difficili ed il peso della responsabilità diventava sempre più gravoso.
Non mi sono mai sottratto alle mie responsabilità istituzionali, ho provato sempre ad agire con rigore e sobrietà, non ho mai tradito la fiducia di qualcuno.
Per qualche anno ho sempre portato nella mia borsa la dichiarazione dei redditi presentata nel 1999, l’anno precedente alla mia prima elezione in Regione, per documentare che la mia condizione economica, dopo l’elezione, era tutt’altro che migliorata. E ancora oggi quel reddito del 1999 è superiore a quello dichiarato quest’anno.
Ringrazio Dio per tutti i doni che ho ricevuto, ringrazio la mia famiglia e mia moglie in particolare per la pazienza che hanno avuto e per la forza che mi hanno dato. Ringrazio tutte le persone che hanno creduto in me, nella mia lealtà, nella mia voglia di fare. Ringrazio tutti i miei elettori, soprattutto quelli che non ho mai conosciuto personalmente.
Le prossime elezioni politiche saranno per il mio partito le prime elezioni a Taranto con me nella veste di semplice iscritto al PD. So che per molti non sarà facile, ma bisogna subito trovare le motivazioni per consolidare il primato che il Partito Democratico ha conquistato e mantenuto a Taranto da quando è nato.
Nella mia esperienza politica ho conosciuto in questi anni tante persone meravigliose che mi hanno gratificato con un incessante sostegno appassionato e disinteressato; ne ho conosciuto altre, invece, solo interessate a cercare nelle politica una scorciatoia per migliorare la loro condizione economica e sociale. Non biasimo alcuno, ma nel mio cuore c’è posto solo per i primi.
Grazie Direttore per l’ospitalità e grazie ancora per tutte le attenzioni che la sua testata mi ha voluto riservare in questi magnifici 18 anni”.

On. le Michele Pelillo