Piani Alti
Pd, Roma sconfessa Bari che aveva sconfessato Taranto.. ma il problema resta: ed è politico!
Le squadre, su questo campo minato, sono due. Da una parte ci sono i renziani, tanti e sicuri di aver già vinto. Dall’altra quelli di Emiliano, non tanti ma certi che avrebbero potuto vincere, quantomeno “perdere bene”.
I cavilli non c’entrano. Le commissioni di garanzia, le mail e le lettere ufficiali che viaggiano tra le federazioni in queste ore, men che meno. Commi e postille di regolamento interno svaniscono non appena c’è una sezione che vota potendo scegliere, di fatto, un solo candidato in campo.
Lo chiamano congressso ma rischia di essere poco più di un rogito che sancirà il passaggio di possesso e di titolarità legale del partito provinciale. Da quando mondo è mondo, il congresso è dibattito, lacerazione, scontro frontale, analisi, sintesi e voto. A Taranto Il Pd sta facendo altro.
Qui si parla di tessere, che una volta erano lo strumento delle mozioni e che oggi diventano il perno attorno al quale le mozioni tentanto di darsi sostanza. E se accade che Bari sospenda (ma i circoli ionici vanno avanti…) la fase congressuale tarantina.. e che Roma (ieri) sconfessi quella sospensione regionale a fronte di un potere centrale che intende esercitare (con tanto di ultimatum che scade domani) si rischia di confinare nell’angolo di una memoria già corta il vero problema che il Pd di Taranto, e più in generale quello di Puglia, sta vivendo dal 2015: la lotta tra Emiliano a Renzi, che naturalmente diventa controffensiva di Renzi nei confornti di Emiliano. Una lotta le cui regole di ingaggio vengono riscritte ogni giorno, a seconda dei luoghi e dei temi: a Taranto, oggi, il tema è il congresso.
Il Pd si prepara ad accogliere il treno di Renzi, dunque, mentre il sindaco di Taranto ha lasciato i lavori del partito (sbattendo la porta) e un altro sindaco, il giovane Lopane da Laterza, si è sfilato dalla corsa alla segreteria perchè non intravede le condizioni di congresso vero. Entrambi sono alfieri di Emiliano. Governano le loro aministrazioni con il Pd, il partito che intanto disconosce le loro tessere (1000!!!). Lopane paga la campagna elettorale condotta, da sindaco uscente, non proprio sotto l’effige democratica. A Melucci, anche se nessuno lo vuole ammettere, non si perdona la scelta di aver tenuto fuori dalla Giunta i big del consenso municipale Pd.
Ecco perchè i documenti, le intepretazioni (naturalmente sono due), le cause e le conseguenze dei ricorsi e dei controricorsi, lasciano il tempo che forse nemmeno trovano più: qua si tratta di un problema politico, di una lacerazione profonda che attraversa il partito che governa Taranto (sindaco di Emiliano e stragrande maggioranza consilaire Pd renziana) e che sulla prospettiva di Città, ovvero di provincia, partendo dalla questione Ilva, mostra evidenti e divergenti letture. Tutto il resto sono munizioni per soldati inermi di segreteria, in ansia per un congresso che sancirà una vittoria poco più che a tavolino. Contento il Pd, contenti tutti?

