Skip to main content

Ospedale S. Cataldo, prime crepe nella maggioranza di Emiliano

Pubblicato | da Michele Tursi

L’affaire San Cataldo genera qualche crepa nella maggioranza di Michele Emiliano. Già, perchè se Forza Italia sembra schierata sulla stessa lunghezza d’onda del Partito Democratico (vedi l’asse Mazzarano-Franzoso), a dissentire rispetto alle posizioni del capogruppo dem alla Regione, è Gianni Liviano già assessore regionale al Turismo e alla Cultura eletto nella lista Emiliano sindaco di Puglia.

Intervenendo sulla necessità di dotare il progetto del nuovo ospedale di Taranto della Valutazione d’impatto ambientale, come sostenuto anche dal direttore generale dell’Arpa Puglia Giorgio Assennato, Liviano assume una posizione in netto contrasto con quella del Pd. “Confondere i cavilli con le regole – dice – è questione di non poco conto. A nessuno sfugge la necessità di una nuova struttura ospedaliera a Taranto, e anzi tutti noi siamo ben felici che questa struttura possa essere costruita nei tempi più brevi possibili. Ma proprio perché ci teniamo e facciamo il tifo per questa struttura, desideriamo che tutte le regole siano rispettate al meglio”.

Il punto di vista di Liviano è opposto a quello di Mazzarano: massimo rispetto delle regole per evitare di perdere le risorse per un’opera importantissima. “Il nuovo ospedale San Cataldo – continua – costerà alla collettività 207 milioni di euro e, pur nutrendo non pochi dubbi sul fatto che queste risorse possano essere sufficienti, quest’ importo, vista la sua entità, appare in ogni caso meritevole di una grande attenzione per la sua corretta gestione. Non ci meraviglieremmo se la Magistratura o il dott. Cantore potessero porre attenzione alla gestione di queste risorse e quindi è assolutamente necessario che le procedure seguite rispettino tutte le regole e che i soldi siano gestiti nella maniera più opportuna possibile. Da parte nostra faremo di tutti perché il San Cataldo raggiunga il traguardo sperato, e nel contempo saremo però vigili perché le regole siano tutte rispettate”.

LEGAMJONICI – Nel dibattito sul nuovo ospedale interviene anche Daniela Spera del movimento Legamjonici. “Risultano evidentemente in contraddizione – scrive in una nota – le ultime dichiarazioni della Franzoso che rivolgendosi al prof. Giorgio Assennato, direttore Generale di Arpa Puglia, lo accusa di aver acceso una polemica ‘pretestuosa e surreale’.
La VIA è un procedimento necessario e non una semplice formalità laddove si prevedono possibili impatti significativi sull’ambiente nella realizzazione e nel funzionamento di un’opera importante, indipendentemente dalla destinazione d’uso.
La Franzoso dovrebbe forse sapere che affinché un tecnico possa fornire ‘le relative soluzioni tecniche, conformi alle leggi sovraordinate’, deve essere messo in condizione di poter operare in tal senso. L’esclusione dalla valutazione d’impatto ambientale di un’opera importante come quella di un grande ospedale mette a tacere ogni parere di tipo tecnico-scientifico, che deve essere indipendente e pertanto non necessariamente conforme agli indirizzi degli organi politici. La Franzoso lascia però intendere che questo ospedale ‘s’ha da fare’ e subito anche”.

Secondo Daniela Spera “ammettendo che si possa intravedere una certa utilità nella realizzazione di una struttura che va ad aggiungersi ad altre già esistenti che, data l’emergenza sanitaria già in atto a Taranto, andrebbero potenziate, perché tutta questa fretta di costruire un nuovo ospedale? Perché non seguire procedure rigorose, previste dalle normative vigenti, proprio a tutela degli ammalati, dei cittadini e del personale sanitario? Priorità che Mazzarano definisce semplici ‘cavilli burocratici’, non ponendosi alcun interrogativo in merito. Insomma, si vuole che il prof. Giorgio Assennato e Arpa Puglia si pieghino all’indirizzo politico, collaborando alla realizzazione dell’opera, fornendo il giusto ‘apporto’- o supporto? – ‘di competenze tecnico-scientifiche’ senza troppi intoppi. Poco democratico l’atteggiamento della consigliera che, tra l’altro, conclude la sua nota con l’imperativo categorico di spegnere le luci dei riflettori e di avviare i lavori, parole che non hanno il sapore di una esortazione ma che arrivano come un invito ad accettare il volere di un indirizzo politico sordo che, in questo caso, non tutela e non rappresenta la collettività”.