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Operazione “Piovra”, così i malviventi intascavano il “pizzo”. Le cozze rubate e non depurate vendute nei mercati. 13 arresti

Pubblicato | da Redazione

E’ un’organizzazione criminale tentacolare quella sgominata dai Carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto e dai militari della Capitaneria di Porto-Guardia Costiera. Un sodalizio che imponeva il pizzo ai mitilicoltori e che commercializzava frutti di mare senza che fossero sottoposti al necessario e obbligatorio procedimento di stabulazione. I prodotti ittici venivano poi immessi nella rete commerciale e venduti a ignari acquirenti mettendo a rischio la salute dei cittadini.

L’operazione è stata denominata “Piovra” per significare quanto fossero estese e capillari le attività illecite condotte dalle 13 persone che all’alba di oggi sono state raggiunte da provvedimenti cautelari. Cinque sono finite in carcere, otto agli arresti domiciliari. Le misure restrittive sono state disposte dal gip Giuseppe Tommasino su richiesta del sostituto procuratore Giovanna Cannarile. I reati contestati, a vario titolo, sono: associazione per delinquere finalizzata all’estorsione ed al furto aggravato a carico di impianti di mitilicoltura del Mar Grande e Mar Piccolo di Taranto; minacce aggravate nei confronti di operatori del settore; ricettazione ed immissione in commercio di prodotti ittici nocivi per la salute.

I particolari dell’operazione sono stati forniti dal comandante provinciale dei carabinieri, col. Andrea Intermite e dal comandante della Capitaneria di porto cv Giuseppe Famà. Le indagini sono state avviate a maggio del 2014 e si sono protratte fino a febbraio 2016. I servizi di guardiania imposti ai mitilicoltori oltre a non essere autorizzati, di fatto, non venivano mai attuati. I pagamenti, invece, erano reali e in caso di rifiuto, i disobbedienti venivano puniti con il furto di ingenti quantitativi di prodotto ed il danneggiamento di impianti ed attrezzature. Pardossalmente, però, anche chi si assoggettava al pagamento, non sempre era al riparo dalle attenzioni negative del sodalizio che nottetempo rubava i mitili per soddisfare richieste di merce da parte di commercianti ben consapevoli di acquistare cozze di provenienza furtiva a prezzi assai convenienti.

Conf Stampa PiovraAd incastrare i malviventi sono state le intercettazioni ambientali ed i anche i numerosi filmati eseguiti durante servizi di appostamento utilizzando piccole imbarcazioni da pesca. La riscossione avveniva, prevalentemente di sabato, giorno in cui le vittime, avendo venduto di più, avevano maggiore disponibilità di danaro.

Il secondo rilevante filone dell’indagine è quello inerente la destinazione dei  prodotti ittici rubati. La merce veniva messa in vendita  senza essere sottoposta a depurazione e quindi con grave rischio per la salute. I frutti di mare finivano nella normale rete commerciale e nella ristorazione in totale assenza di certificazione e documentazione sanitaria, di qualità e fiscale. Si tratta di comportamenti pericolosi perchè, mentre i mitili allevati in Mar Grande sono commercializzabili senza trattamenti depurativi, quelli provenienti dal 2° Seno di Mar Piccolo necessitano di stabulazione per l’abbattimento della carica batterica.

Gli inquirenti hanno appurato, inoltre, che la lavorazione delle cozze avveniva in luoghi fatiscenti, spesso container dismessi, da parte di persone prive delle necessarie qualifiche e quindi in modo pericoloso. Oltre agli otto arrestati, sono stati denunciati a piede libero un sommozzatore che raccoglieva datteri di mare (specie ittica di cui è vitata la pesca), deturpando il fondale marino e nove acquirenti. Nel corso dell’attività investigativa, sono stati sequestrati circa un quintale di cozze nere prive di certificazione sanitaria e fiscale di accompagnamento e 7 kg. di datteri di mare. Sottoposte a  sequestro preventivo quattro imbarcazioni con i relativi motori in uso al gruppo dedito alle estorsioni,  un box di un mercato rionale di Taranto gestito da due degli otto commercianti ittici arrestati.

L’attività investigativa è stata condotta da circa 80 uomini dei carabinieri e della Guardia Costiera di Taranto e Bari, con il supporto di tre mezzi nautici della Guardia Costiera, una motovedetta, un elicottero e unità cinofile dei Carabinieri e del Nas ionico.