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Operazione antimafia a Taranto

Pubblicato | da Redazione

“Davide ha sconfitto Golia”, citazione biblica per il comandante provinciale dei carabinieri di Taranto, col. Luca Steffensen durante la conferenza stampa sull’operazione “Mercurio” compiuta nella notte.

Davide è la piccola stazione dei carabinieri di Lizzano da cui è partita una fitta rete di indagini che ha consentito di sgominare una grossa organizzazione criminale che agiva con una struttura e con metodi mafiosi. Il sodalizio era dedito a numerose attività illecite nella zona orientale della provincia ionica, compreso il litorale ionico-salentino.

LE ORDINANZE – Complessivamente  sono 31 le misure cautelari (22 ordinanze di custodia in carcere, 4 agli arresti domiciliari e 5 misure di obbligo di dimora nel Comune di residenza e di presentazione alla P.G.). 26 provvedimenti sono stati emessi dal Gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione distrettuale antimafia (Operazione Mercurio); altri 5 sono stati emessi dal Gip del Tribunale di Taranto nell’ambito dell’inchiesta denominata “Satellite”. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata al traffico di stupefacenti, alla spendita di banconote false nonché alla commissione di estorsioni con metodi mafiosi fra cui atti incendiari ai danni di stabilimenti balneari e di altre attività commerciali di Lizzano; detenzione e porto di armi comuni da sparo e armi clandestine, rapina e lesioni personali.

Le indagini sono partite a gennaio 2016 nei confronti di alcuni individui arrestati per spaccio di eroina, cocaina e hashish, all’interno di un Bar di Lizzano. È stato possibile poi verificare l’esistenza di un presunto sodalizio criminoso inquadrato nell’ambito della Sacra corona unita.

Secondo i carabinieri l’organizzazione era prevalentemente dedita al traffico di stupefacenti e all’imposizione del “pizzo” in danno di esercizi commerciali di Lizzano.

LE ESTORSIONI – Particolarmente degna di nota è l’affiliazione al gruppo criminale di un uomo, già appartenente ad altro sodalizio operante sul territorio, cui era stata demandata la gestione operativa del racket delle estorsioni ai danni dei titolari degli stabilimenti balneari della litoranea ionica. A suo carico sarebbero emersi indizi di colpevolezza in relazione agli incendi appiccati nell’estate 2016 in danno di tre lidi e in relazione a un tentativo di estorsione perpetrato nei confronti del gestore di un lido.

I guadagni illeciti venivano in parte destinati alle spese di giustizia sostenute dagli affiliati in carcere; in parte al mantenimento delle loro famiglie e in parte per retribuire i pushers, alcuni dei quali letteralmente assunti “a libro paga” con un contributo mensile di circa sei/settecento euro.

I SEQUESTRI – Nel corso dell’intera attività investigativa sono stati complessivamente sequestrati circa 700 grammi di stupefacente di vario genere (hashish, cocaina, eroina), banconote false e munizioni per armi comuni da sparo. Dall’inchiesta Mercurio ne è nata un’altra denominata appunto Satellite. In tale contesto due persone sono state sottoposte alla custodia in carcere e agli arresti domiciliari, perché ritenuti responsabili di attività di spaccio di stupefacenti in concorso sulla piazza di Torricella. Altri tre (due finiti in carcere e uno agli arresti domiciliari), sono ritenuti invece responsabili in concorso tra loro di rapina aggravata, lesioni personali ed estorsione in danno di un giovane di Lizzano.

LE FORZE UTILIZZATE – Indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, eseguite dai carabinieri della Stazione di Lizzano e della Compagnia di Manduria, collaborati nella fase esecutiva da personale del Comando Provinciale di Taranto, Brindisi e Lecce, del 6° Nucleo Elicotteri di Bari Palese, di unità antidroga del Nucleo Cinofili di Modugno, dell’11° Reggimento “Puglia” e dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Puglia”, hanno dato esecuzione, nei Comuni di Lizzano, Faggiano, Torricella, Sava, Maruggio, Prato, Rimini, Caltagirone e Milano.