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“Ombre sulla città perduta”, lunedì la prima del libro di Trevisani
“Ombre sulla città perduta” è il titolo del romanzo, freschissimo di stampa, per i tipi della nuova e ambiziosa casa editrice barese Radici Future, del giornalista Silvano Trevisani, che sarà presentato in anteprima, lunedì 31 luglio, alle 19, nella sede del Crac-Puglia, il centro per l’arte contemporanea, nato da una costola della Fondazione Rocco Spani, nello storico stabile di corso Vittorio Emanuele II, 17.
Si tratta di un voluminoso thriller sociologico, ambientato in una Taranto “realistica”, che si allontana, però, dagli stereotipi più frequentati negli ultimi anni. Andrea, geometra di 29 anni, dalle vocazioni culturali represse e dalla scarsa reattività, ha perso la sua occupazione precaria, in una ditta del subappalto dell’Arsenale Nuovo della Marina Militare di Taranto, la stessa mattina in cui la città, per una sconcertante coincidenza, è stata svegliata un’esplosione che ha scoperchiato un capannone nell’Arsenale storico, nel borgo umbertino: un attentato nel quale hanno perso la vita due persone, forse gli stessi attentatori. Andrea, che faceva affidamento su quel lavoro per le promesse di prossima assunzione e per i suoi programmi di vita futura, è particolarmente avvilito per essere stato licenziato senza neppure una spiegazione.

La ricerca della reale motivazione è alla base della storia che si sviluppa attorno a due filoni principali, tra loro forse neppure connessi: il tiro che gli ha giocato un tecnico settentrionale, che lo ha mandato a prendere una pratica di lavoro impiantistico nella stanza del comandante M.M. (risultata poi una pratica riservata), e la fortuita vicinanza di Andrea a due persone che si scambiavano informazioni riservate su una non meglio precisata Venere d’oro, della cui conversazione avrebbe potuto percepire qualche passaggio. Il tutto si svolge in una città come Taranto, già provata dai suoi storici problemi: inquinamento e malattie ad esso legate, disoccupazione industriale, sistematico saccheggio delle sue vestigia storiche, sistematico depauperamento del centro storico, che evidentemente non sono i soli problemi che attanagliano la comunità.
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Nelle sue ricerche, Andrea è aiutato dall’amico Silvano, giornalista professionista che egli stesso aveva indotto a collaborare con giornale locale, la cui collaborazione egli sperimentò con “insuccesso” anni addietro. Di fatto, per il carattere debole e riottoso di Andrea, è proprio Silvano che guida le ricerche per risalire a questioni che si rivelano molto più grandi e delicate del previsto. Un’indagine che tocca l’anima stessa della città. Nel frattempo Andrea, che flirtava da anni con Lilli, procace coordinatrice del centro sociale da entrambi frequentato, si innamora perdutamente di una ragazza indiana, che ha visto sul treno assieme ai due fratelli, con i quali veniva spedita dalla città col foglio di via. La ragazza, Shabana, torna a Taranto, in città vecchia, dove aveva amicizie, e intreccia con Andrea una relazione, che però sembra complicare ancora di più una vicenda tortuosa e intricata. Così, mettendo insieme argomenti di solito poco considerati, come il contrabbando delle opere d’arte, l’inattuato risanamento della Città vecchia e soprattutto l’ingombrante presenza della Marina Militare, che da un secolo e mezzo decide i destini della città, e che non di rado è al centro di scandali per episodi di corruzione, la storia evidenzia ed esamina la complessa situazione esistenziale delle nuove generazioni e degli immigrati, spesso sfruttati in tutti i sensi, in una realtà difficile. La struggente bellezza dei luoghi, la ricchezza del patrimonio culturale sarebbero una base sicura su cui costruire la felicità. Ma i troppi ritardi storici, le inadeguatezze politiche e sociali complicano la vita e offrono terreno fertile a chi vuole pescare nel torbido e favoriscono una forte emigrazione giovanile. Così, nulla è scontato, neppure nelle cause dell’attentato terroristico che ha scosso la città, la mattina del licenziamento di Andrea, e che l’ha messa per un po’ sullo stesso piano delle grandi capitali nordeuropee prese di mira dall’integralismo islamico. È evidente che nella stesura del romanzo (432 pagine, 14 euro), Silvano Trevisani, che ha all’attivo una lunga serie di libri di natura saggistica, ma anche raccolte di poesie, di novelle e un romanzo umoristico, “Lo norevole”, pubblicato nel 1997 con Manni, ha fatto ricorso alla sua lunga esperienza di cronista e conoscitore della città, della sua bellezze, dei suoi disagi.