Salute
Niobe, il comitato dei genitori feriti ma.. non vinti
“Noi genitori, accomunati da un infelice destino, soffriamo spesso la mancanza di un nome che ci possa identificare, che possa descrivere le nostre avversità mantenendo la dignità che ognuno merita. Per molti di noi, infatti, essere definito come “quelli che hanno perso un figlio” è causa di forte disagio.
Pertanto, uno accanto all’altro, “abbiamo marciato silenziosamente alla fiaccolata del 25 febbraio, ci identifichiamo con il nome “Niobe” e di costituiamo il “Comitato Niobe”. Intendiamo immediatamente metterci al lavoro chiedendo al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, di partecipare al vertice istituzionale indetto il prossimo venerdì sulle tematiche ambientali e di istituire, quanto prima, un consiglio comunale monotematico ed “aperto” a tutti” Nasce niobe, il comitato dei genitori che a Taranto erano alla testa della marcia dello scorso 25 febbraio e che, feriti nell’anima, non hanno intenzione di darsi per vinti nella trincea della guerra all’inquinamento.
“Riteniamo che la nostra esperienza già acquisita, come genitori del “Niobe”, possa essere un collante per rinsaldare le spaccature create dai conflitti sociali che vive questa città nonché possa essere un fulcro su cui possano fondare progetti concreti su cui programmare la ricrescita culturale di una comunità che necessita di dialogo e serenità d’animo negli intenti”.
Il nome del comitato affonda le radici nella mitologia, su idea di Antonio, uno dei due fratelli di Giorgio Di Ponzio. Il mito, largamente trattato in letteratura, è riconducibile alla poetica ovidiana de “Le Metamorfosi”. Figura mitologica per antonomasia della perdita che ci caratterizza, racconta la storia di una madre, Niobe appunto, che si vede sterminare i suoi quattordici figli, sette maschi e sette femmine, colpevole solo di aver affermato di essere più fertile di Leto, madre di Apollo e Artemide. Il mito vuole che, avendo compreso il proprio errore, Niobe venga tramutata in un blocco di marmo e, continuando a versare lacrime, dia vita ad una sorgente.
“Noi, allo stesso modo, ci siamo visti portar via quanto di più caro avessimo mai avuto al mondo, impotenti e in preda ad un becero quanto infame destino.
La nostra superbia è stata quella di credere di essere esenti da questi mali, di essere superiori ad ogni tipo di dramma o di malattia, di pensare che le cose brutte possano accadere solo agli altri. “Ma l’analogia che ci ha persuaso – scrivono nel loro documento i genitori di Niobe – è sicuramente il fatto che, così come Niobe diede vita ad una sorgente, noi ci impegneremo affinché la gente possa prendere coscienza dei propri errori e delle proprie leggerezze, a far comprendere che chiunque può ritrovarsi, in un futuro più o meno prossimo, a vivere lo stesso calvario passato da Giorgio, Syria, Lollo, Alessandro, Rebecca, Roberta, Mario Pio, Miriam, Fabiola e da ogni altro bambino che, senza colpa alcuna, ci ha lasciato troppo presto, lasciando un vuoto incommensurabile nei cuori di tutti noi.