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Nessuno tocchi Caino, quindi Riina

Pubblicato | da Redazione

Di Totò Riina, mafioso, delinquente assassino e ladro di futuro si è detto di tutto e di più. Si è detto che “deve morire soffrendo come le sue vittime!”, che “uno come lui è giusto che muoia in carcere!”.

Interessante è anche il fatto che a volte  latori di queste truci tesi siano anche coloro che diuturnamente si segnano la croce e predicano amore per il prossimo.

Noi crediamo che la civiltà e la laicità di un paese si misuri proprio in questi momenti di crisi, quando ci troviamo a combattere con la nostra morale, piuttosto che con l’etica ed il comune sentire.
E’ difficile convincersi che per davvero le cose nel mondo non siano così manichee e che anche nel bene può esserci il male, o viceversa.

Quell’uomo, che pure chiamarlo uomo appare un complimento, colpevole di tanti crimini e condannato a 18 ergastoli, si fa beffa di noi anche dal letto di morte. Fa uscire il nostro peggio, irride lo Stato, ci fa diventare come lui: assassini vendicativi.

A Riina va garantita una morte dignitosa, come non ha fatto lui con le sue vittime, perchè noi siamo migliori di lui, molto migliori. D’altronde, come Stato siamo ‘bravi’ ad offrire morti poco dignitose a tanti, a persone colpevoli solo di non essere libere di morire come meglio ritengono. Stiamo pensando fra gli altri a Piergiorgio Welby, Luca Coscioni, Eluana Englaro, Dj Fabo.
Ma non per questo la giustizia e lo Stato hanno il diritto di vendicarsi.
Uno Stato di diritto, laico, illuminista, posto risorgimentale e post fascista come il nostro… deve garantire a tutti una morte dignitosa.

Anche ad un assassino, anche a Riina.