Mittal può continuare a produrre a Taranto. Revocate le limitazioni

Arcelor Mittal può continuare a produrre. Non c’è proroga della sospensione dell’attività nello stabilimento di Taranto. Lo ha deciso il prefetto, Demetrio Martino. In una lettera indirizzata all’azienda , il prefetto “non ritiene, allo stato, di dover prorogare il provvedimento adottato il 26 marzo u.s., fermo restando il monitoraggio ed il controllo sulle condizioni di impiego del personale, con riferimento anche ai valori numerici giornalieri e sulla costante, totale, applicazione delle misure di prevenzione da rischio sanitario, contenute nel protocollo operativo adottato dall’Azienda in data 17 marzo 2020”.


L’emergenza covid-19 nello stabilimento sideurgico di Taranto si chiude così. Con un sostanziale ritorno al passato. Eppure, in questi giorni, il coronavirus ha fatto ufficialmente la sua comparsa in fabbrica. Un lavoratore è ricoverato all’ospedale Moscati ed i suoi colleghi di reparto sono in quarantena.



Qualche giorno fa l’ad di Arcelor Mittal Italia, Lucia Morselli aveva paventato “l’avvio delle operazioni di messa in stand by dell’intera area a caldo dello stabilimento di Taranto, nonchè la collocazione in cassa integrazione di tutta la forza lavoro”, se fosse stata prorogata l’ordinanza del prefetto di Taranto del 26 marzo scorso che impediva la produzione a fini commerciali nello stabilimento siderurgico ionico.

“Questa decisione per noi ha un sapore amaro – commenta Antonio Talò, segretario generale della Uilm di Taranto – perchè in fabbrica non è cambiato nulla: i pericoli per la salute dei lavoratori legati alla pandemia da covid-19, c’erano e ci sono ancora. Se a valle della decisione ci fosse stata una reale verifica della situazione sugli impianti, oppure una modifica dello scenario, avremmo letto il provvedimento in altro modo. Purtroppo, constatiamo, che le sole novità intervenute in questi giorni sono la lettera dell’ad Morselli ed i suoi toni minacciosi. Ancora una volta, su tutto hanno prevalso il volere e gli interessi della multinazionale”.

Lo stesso prefetto fa riferimento alle conseguenze paventate dalla Morselli. “Occorre poi tenere conto – si legge nel provvedimento – di quanto dichiarato da codesta azienda, relativamente alla difficoltà di carattere economico a motivo della produzione ridotta al minimo (3 milioni di tonnellate annue a fronte di 8 milioni di tonnelate annue a regime), la cui mancata commercializzazione, ove dovesse prolungarsi il divieto fino al 13 aprile, porterebbe l’impossibilità di pagare i fornitori e le imprese dell’indotto e progressivamente alla crisi dell’impianto, mettendone a rischio la salvaguardia e la sicurezza”.


Ora in fabbrica si apre una fase molto delicata e di nuove tensioni. Lunedì dovrebbe riprendere il confronto sulla cassa integrazione per covid-19. Arcelor Mittal ne ha fatto richiesta per l’intero organico (circa 8.200 unità), ma alla luce del via libera acquisito da Palazzo del Governo, bisognerà comprendere quali sono le esigenze produttive e il fabbisogno di lavoratori in fabbrica.


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