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Metti una veglia insieme, sfogliando Vangelo e Corano. Accade a Taranto

Pubblicato | da Redazione

Veglia multiconfessionale a Taranto. Per la prima volta all’interno di una chiesa cattolica tarantina vengono letti alcuni versi del Corano, in lingua araba e in italiano. Insieme sullo stesso altare, don Carmine Agresta, parroco di S. Antonio, e Hassen Chiha, imam di una moschea cittadina. Si parla di Vangelo. E di Corano, appunto. «Il Libro è uno solo e all’interno di esso, Dio, il nostro Allah, predica solo pace e amore», dice Chiha.

E’ l’incontro fra due fedi, due religioni apparentemente lontane, ma vicine. Più di quanto possa pensare qualcuno, perché c’è ancora quel qualcuno che non ha le idee chiare su Islam e Cattolicesimo. Di questo e altro si è parlato, pregato, l’altro ieri, nella chiesa di S. Antonio, in una veglia multiconfessionale fra fedeli di religione cattolica e islamica. Promotore dell’incontro, il giornalista Francesco Casula. A mettere a disposizione di questo confronto la chiesa con sede in via Duca degli Abruzzi, il parroco don Carmine Agresta. Suo ospite, Hassen Chiha, uno dei più giovani e preparati imam del Sud. Fra i banchi, fedeli della chiesa di S. Antonio insieme con operatori e ospiti dei Centri di accoglienza “Costruiamo Insieme” di fede musulmana.

Prima del confronto, l’incontro sul sagrato della chiesa. Due brevi chiacchiere per far compiere un po’ di “stretching” alle idee nel caso ce ne fosse stato bisogno. Sono i convenevoli, il raduno di decine di persone che poco dopo andranno a prendere posto all’interno della chiesa. Non è il caso di stare fermi all’esterno, con un freddo che proprio non perdona. Prima dell’ingresso, guardando la bellezza della chiesa di S. Antonio, Hassen si lascia sfuggire un desiderio. «Ecco, il nostro sogno è avere a Taranto un luogo di culto così bello e accogliente, soprattutto così grande da ospitare centinaia di fratelli musulmani per raccoglierci in preghiera; nella nostra moschea, in via Cavallotti angolo con via Mazzini, ottanta metri quadrati complessivi per trecento riescono a malapena ad ospitare trecento nostri fratelli».  E’ un sogno, per ora. «Mi accontenterei – aggiunge l’imam – anche di metà della superficie, perché in quella che chiamiamo “moschea”, in realtà stiamo stretti…».

L’IMAM REGALA UNA COPIA DEL CORANO TRADOTTO IN ITALIANO

Don Carmine, perfetto padrone di casa, sposta il microfono dall’altare, lo porta praticamente fra i fedeli. Parroco e imam sono a breve distanza dai banchi dove si sono mescolati fra loro cattolici e musulmani. Prima dell’incontro, uno scambio di letture. Hassen consegna a don Carmine una copia del Corano tradotta in italiano. «Non è semplice la traduzione del nostro Libro in italiano – dice – ma questa edizione è una di quelle che più si avvicina alla nostra fede».

Letture da Vangelo e Corano. Quest’ultimo viene letto in lingua araba da Sillah, che alla fine intonerà anche una preghiera, e da Allahssan che leggerà, invece, una pagina del Profeta in italiano. I due sono operatori all’interno della cooperativa “Costruiamo Insieme”. Abbattuti in un soffio i convenevoli. Un coro intona una preghiera al Signore, una ragazza legge un passo natalizio, una donna spiega ai ragazzi presenti cosa rappresenti il Natale per i cattolici.

Hassen, anche se non invitato a farlo, spiega che il crocifisso per i musulmani non è un problema. «Esiste una pessima informazione – osserva – che strumentalizza episodi estremi di intolleranza: ognuno prega il suo dio a modo suo, nessuno si è mai sognato di chiedere a un insegnante di togliere da un’aula un crocifisso, non ce n’è motivo».

L’ISLAM NON E’ L’ISIS, NON FRAINTENDIAMOCI

Sulla serata conclusasi intorno alle 22.00, fra dolci tradizionali e bevande, ancora l’imam. «Consideriamo l’incontro – dice l’imam – come l’inizio di percorso fatto di conoscenza religiosa, l’auspicio è quello di convivere nel rispetto della pratica della fede di ciascuno di noi». Tre anni fa, quando aprimmo la moschea, a qualcuno venne in mente di sistemare un albero di Natale proprio davanti al suo ingresso. «Qualcuno aveva pensato fosse quasi una provocazione – spiega Hassen – con tanti posti avevano scelto di sistemarlo davanti al nostro luogo di preghiera; la riflessione più bella di tutte, quella di un fratello: “Qual è il problema? Anzi, considerando che nessuno ha un addobbo, illuminiamolo noi, colleghiamo le luci ad una nostra presa di corrente”; ecco l’integrazione passa anche attraverso piccoli gesti e riflessioni; è sufficiente ragionare sulle cose per compiere passi da gigante nell’entrare a far parte in un tessuto sociale, nel rispetto reciproco di abitudini, usanze e fede religiosa». Infine il distinguo fra Islam e Isis, la domanda la rivolge una signora. «Sono due cose che non possono convivere – ribadisce Hassen Chiha – l’Isis è un’idea di Stato, in assoluto non condivisibile, ma che qualcuno strumentalizza quasi a volere fare confusione: solo due poli opposti: è l’Islam la nostra fede, il nostro credo religioso; non possono esserci scontri violenti su questa o quella interpretazione del Corano: il Libro, è bene ricordarlo, è uno solo e all’interno di esso, Dio, il nostro Allah, predica pace e amore».