Piani Alti
Melucci prepara la nuova maggioranza, dentro Ciraci e i figli di Cito?
“Sento il dovere verso i miei concittadini di compiere un ultimo sforzo, ascoltare le proposte delle forze politiche che hanno rappresentatività in seno al Consiglio comunale e comprendere se si vuole ancora partecipare ad una importante stagione di ricostruzione, ad un programma generazionale, oltre gli schieramenti originari. Perché la vecchia maggioranza e i suoi opportuni appelli, dal mio punto di vista, potrebbero risultare condizione necessaria per riprendere il cammino, ma non più sufficiente per il futuro”.
Questo il passaggio politico che dà la cifra esatta del momento politco tarantino e delle decisioni che il sindaco è in procinto di assumere. Melucci, intanto, attacca duramente chi lo ha tradito. Non fa nomi perché non può (il segreto dell’urna è una cassaforte) ma parla apertamente di “faccendieri politicanti”, riferendosi a chissà chi dentro e fuori il Palazzo. Dopodiché l’annuncio che più chiaro di così non si può: maggioranza non più sufficiente, secondo il sindaco la coalizione va allargata al di là delle appartenenze di partito che “non sembrano pesare più”. Insomma, al netto della raccolta firme degli oppositori (13) e della maggioranza di partenza (17 al massimo), al sindaco non resterebbe che aprire le porte a Ciraci (eletto in Forza Italia, con un passato in prima linea accanto a Giancarlo Cito) e chissà.. forse agli stessi figli dell’ex sindaco di At6, i due consiglieri Mario e Antonella. Tutto ciò gli consentirebbe di raggiungere quota 19-20 su 32 consiglieri. Soglia più tranquilla rispetto a quella risicata dei 17 (compreso lui!). Ma in questo caso, ovvero a fronte di un ingresso della destra tarantina e di lunghissimo corso civista, la reazione di ex esponenti che arrivano dalla sinistra marcatamente anticitiana (oggi sparsi tra Pd e movimenti civici) quale sarebbe? O forse è meglio chiedersi: una reazione ci sarebbe?
IL DOCUMENTO DEL SINDACO
Nonostante vi sia stato il tentativo di banalizzare la candidatura del capoluogo alla guida dell’ente provinciale e minimizzarne il risultato elettorale, si è aperta a Taranto una seria crisi politica.
È il risultato di un anno nel quale un gruppo di consiglieri ed ex assessori ha operato sistematicamente per indebolire l’azione dell’amministrazione e l’immagine della città, per assecondare interessi ed interferenze esterne al nostro territorio, nonché per anteporre propri obiettivi e rancori personali ai bisogni dei cittadini.
Esercizio vano, perché è stato particolarmente gratificante in questi giorni ricevere numerosissime attestazioni di stima da privati cittadini, associazioni, istituzioni e dal mio partito, ai più alti livelli. È il segno che, anche in queste difficoltà, dopo lunghi anni di immobilismo, abbiamo fatto un buon lavoro sin qui e la comunità sa distinguere gli onesti dai faccendieri politicanti.
Ma i richiami alla responsabilità non possono non tenere conto di quella crisi politica, che è crisi di valori prima di tutto, visto che le appartenenze di partito non sembrano pesare più.
Per questo, sento il dovere verso i miei concittadini di compiere un ultimo sforzo, ascoltare le proposte delle forze politiche che hanno rappresentatività in seno al Consiglio comunale e comprendere se si vuole ancora partecipare ad una importante stagione di ricostruzione, ad un programma generazionale, oltre gli schieramenti originari. Perché la vecchia maggioranza e i suoi opportuni appelli, dal mio punto di vista, potrebbero risultare condizione necessaria per riprendere il cammino, ma non più sufficiente per il futuro.
Ai festeggiamenti volgari e al teatrino della raccolta di firme, bisogna rispondere con il lavoro quotidiano a favore dei cittadini.
Rinaldo Melucci