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Libri – “L’ebbrezza del pensiero ci salverà dalla dittatura dello smartphone”

Pubblicato | da Michele Tursi

Il futuro è dei nipoti. Questa la profezia di Oliviero Beha. La generazione di mezzo, quella dei figli, l’attuale classe (s)dirigente, deve arrangiarsi: navigare tra il ricordo dei tempi felici e l’incertezza del presente. Però ha la spalla dei padri e le braccia delle madri ad accoglierli ed a soccorrerli. I loro figli, no. Non potranno fare affidamento sulla pensione e sul tesoretto di papà. Dovranno cavarsela da soli. “E allora lo spirito di sopravvivenza prevarrà – sostiene il giornalista – l’istinto li aiuterà a discernere il superfluo dal necessario. Tutto si azzererà e ricomincerà”.

“Mio nipote nella giungla” è il titolo dell’ultimo libro di Oliviero Beha (Chiarelettere), presentato nella sala conferenza della sede di Grottaglie della Bcc di San Marzano. Nè pessimista, nè ottimista. Il giornalista, editorialista de Il Fatto Quotidiano, si definisce realista e racconta la realtà nella lettera rivolta a suo nipote descrivendo “tutto ciò che lo attende (nel caso fosse onesto)”, recita il sarcastico sottotitolo dell’opera. Presentato dal direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Giuseppe De Tommaso e con la collaborazione de “Il libro possibile” di Polignano, l’incontro è l’ennesima occasione di confronto promossa dalla Bcc di San Marzano, una banca “fermamente convinta – ha sottolineato il dg Emanuele Di Palma – dell’importanza di attivare il circuito culturale come uno degli assi di sviluppo del territorio ionico”.

Tra le tante aberrazioni del nostro tempo, Beha si sofferma in particolare su quella che definisce “la dittatura dello smartphone” alla quale contrappone come speranza di salvezza “l’ebbrezza del pensiero”. Ecco cosa ha dichiarato a La Ringhiera. (Vedi le interviste a Beha e Di Palma)