Liam Gallagher, il live raccontato sotto il palco

Liam Gallagher, il live raccontato sotto il palco

Puntuale alle 18,30 entro nella rotonda del Lungomare di Taranto, oggi devo toccare le transenne sotto palco, perché oggi non è un concerto come gli altri, oggi c’è Liam al Medimex. Si perché gli Oasis io li ho visti nascere, sono cresciuto ed ho vissuto il loro stesso tempo, e poi i fratelli Gallagher non li ho mai abbandonati, quindi oggi mi merito la prima fila.


Mi guardo intorno, e vedo gente della mia età, ma anche giovanissimi e così un po’ per far passare il tempo un po’ per curiosità incomincio ad intrattenere discorsi con tutti. Una ragazza di Roma mi racconta il suo tragicomico viaggio in treno per raggiungere Taranto, dei ragazzi calabresi mi offrono l’ennesima birra che dovrei rifiutare, ma una birra non si rifiuta mai.



Poi dietro di me ci sono due inglesi che tentano di parlare con me, ma il loro linguaggio è deformato da chissà quante birre, riesco solo a capire “fuck Manchester United” “fuck Noel”. Poi inizia la musica e tutto prende vita, fino a quando arriva il momento di Liam, che arriva arrogante, con quella camminata da bullo che non lo ha abbandonato mai, possente e con la sua inimitabile voce.

Mi sento estasiato, perché la musica per me ha avuto sempre l’effetto di uno stupefacente, mi trasporta nel mio mondo parallelo e mi lascia in uno stato di semi-incoscienza. Tutto il resto sono una serie di emozioni che sono solo mie e sinceramente non riesco a raccontarvi. È stato il mio concerto, è stato semplicemente bello, è stato il mio “Wonderwall”. (Credits: la gallery fotografica a corredo di questo articolo è gentilmente concessa da Aurelio Castellaneta)

 


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