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Leggo… e vivo tante vite diverse

Pubblicato | da Redazione

La prima volta che salii su un praho malese avevo quattordici anni. Ero con Sandokan e arrembai una nave inglese, ma l’impresa andò male e finimmo entrambi spiaggiati a Labuan. Qualche anno prima – avrò avuto undici o dodici anni – avevo viaggiato col dottor Lindenbrock e suo nipote Axel lungo un canale sotterraneo che dall’Islanda ci ha condotti a Stromboli! Di recente, poco prima di laurearmi, ho vissuto per un po’ presso la famiglia Corleone, nella New York degli anni ’40, e dopo averla lasciata sono stato un po’ a Westeros, presso gli Stark di Grande Inverno.  Se pensate che sia impazzito o che vi stia prendendo in giro, avete ragione solo a metà. La verità è che sono un lettore. Un lettore piuttosto infaticabile, perché appena chiudo un libro ne apro subito un altro, un po’ come fa il mio amico Yanez con le sigarette. È il bello di essere lettore è che non si vive solo una singola esistenza, ma diverse altre. E posso dire di essere stato tra i corsari dei Caraibi a bordo della Folgore o imbarcato sul Nautilus a ventimila leghe sotto i mari, e ricordare quelle avventure come se fossero realtà. La mia realtà.
La lettura è come la magia nera, non so se ci avete mai fatto caso. Basta leggere le parole scritte su un libro che nella nostra testa si materializzano maghetti occhialuti, sottospecie di nani coi piedi grossi e pelosi, creature assemblate con pezzi di cadaveri e guerrieri della Grecia pre-classica che si fanno la guerra. Ogni libro è un grimorio e lo scrittore è un alchimista che gioca con le tue emozioni. E a chi mi grida “tutto quello che dici è stupido, tu non hai vissuto davvero queste cose!” io rispondo che ogni cosa passa e tutto ciò che rimangono sono i ricordi. Be’, io ricordo alcune scene del primo libro che abbia mai letto in assoluto – Inkiostrik il mostro dello zainetto, letto in prima elementare subito dopo aver imparato a leggere – come se quel mostriciattolo ciuccia-inchiostro lo avessi avuto sulla spalla per tutto il tempo. Tutto ciò che ci rimane di un libro sono le scene che diventano ricordi, e a differenza di chi pretende che le vere esperienze siano solo quelle fisiche, io di ricordi ne ho moltissimi e diversissimi tra loro, proprio come quella volta che ho assistito Sherlock Holmes e Watson alla risoluzione del mistero del Mastino Fantasma. O come quando ho passato cinquantuno anni ad aspettare che quel innamorato coleroso di Florentino Ariza concludesse qualcosa con Fermina Daza.
A ogni modo questa è la lettura che amo. Ora chiudo, ma ho un invito da farvi. Ogni martedì faccio quattro passi nell’aldilà con un carissimo amico di Firenze, e incontriamo un sacco di persone interessanti. E il mercoledì, su Radio Cittadella, racconto quello che ho visto laggiù con lui. Se vi va unitevi anche voi, dopotutto è merito di questo nostro amico fiorentino se oggi abbiamo una lingua così bella, tutta da leggere

Mino Dellisanti