Sul Pezzo
Le Sardine a Taranto puntano sulla Memoria, contro l’odio
Trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, venti dall’istituzione della Giornata della Memoria, quattro dalla scomparsa di Giulio Regeni, due da quella di Alessandro Leogrande, il giornalista e scrittore tarantino che ha ispirato con il nome di un suo libro, la maratona Storie di Frontiera. Le Sardine annunciano così il loro ritorno nelle piazze ioniche per una due giorni dedicata alla Memoria.
Un ritorno in piazza delle sardine di tutta la Puglia, in verità, e che le Sardine Tarantine hanno organizzato in due luoghi simbolo: domani 24 gennaio nell’antico quartiere ebraico di Manduria e sabato 25 gennaio nella casa comunale di Taranto.
“La politica ha bisogno di ridefinire la sua frontiera ma non in chiave sovranista – dicono gli organizzatori delle piazze tarantine – ma proprio come un argine di valori che corre in mezzo tra ciò che non possiamo e non vogliamo dimenticare e quello che abbiamo il dovere di costruire per le nuove generazioni” si legge nel documento delle sardine tarantine.
Così a Manduria e Taranto le testimonianze e le riflessioni saranno incentrate sul recupero della memoria e sull’attualizzazione di quei temi che qualcuno frettolosamente vorrebbe liquidare come una cosa vecchia e ormai priva di valore educativo, storico e politico.
Domani a Manduria, alle 18.30 in piazza Commestibili. A pochi metri di distanza, i resti dell’antica sinagoga in cui un tempo si celebravano i riti ebraici in quella che era ancora una Giudecca e non un ghetto diviso dal resto della comunità. Era un luogo di convivenza civile, religiosa e sociale pieno di rispetto – dice Giulia Cincinnati, studentessa 20enne di Manduria e tra le animatrici della piazza – e questo deve tornare ad essere. Per tale ragione parleremo di tutti i genocidi, di tutte le storture dell’uomo, dalla Shoah con l’omaggio alla “nostra” Elisa Springer, passando ai diritti umani ogni giorno presi di mira dalle misure messe in atto dagli attuali Decreti Sicurezza, fino all’emergenza migratoria più grave che ci riguarda, quella dei nostri ragazzi, dei miei coetanei costretti a fuggire da qui per sempre o a viverci con segnali di grave alienazione che la politica, così come la società civile, non può più ignorare. Prevista la partecipazione di poeti, scrittori, giornalisti, musicisti e attori che hanno già dato la loro adesione, i rappresentanti dell’Associazione 28 giugno che porteranno una testimonianza sull’omocausto, e una rappresentanza di Sardine provenienti dalle vicine province di Bari, Brindisi e Lecce.
Il 25 gennaio, sabato, la porta del tempo si riapre alle 17.30… a Palazzo di città, a Taranto. I traghettatori saranno Silvia Godelli, docente universitaria, già assessore al Mediterraneo della Regione Puglia e Enzo Pilò, presidente dell’associazione Babele e rappresentante del Comitato Enti Gestori Siproimi della Puglia. “Tornare a capire le ragioni dell’odio e disinnescarle e così affrontare seriamente quello che finora è stato agitato di fronte ai nostri volti sotto forma di paura – dicono le Sardine tarantine – Un’arma di distrazione di massa che ci ha impedito di vedere nel passato e ci impedisce di pensare nel presente”
Una occasione – come dice la stessa Silvia Godelli, ebrea, figlia di una famiglia deportata e costretta all’esilio e all’abbandono delle proprie radici e del proprio cognome (si chiamavano Goldstein) – per tornare a parlare di anti-semitismo e razzismo, e di tutti quegli odi che sono in noi e per cui sarebbe necessario tornare a combattere. A coordinare gli interventi sarà Francesca Irpinia. Nel corso dell’appuntamento a Palazzo di città si rinnoverà l’appello di Amnesty International per la verità e la giustizia sulla morte del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni.
(galleria fotografia: foto piazza Commestibili Manduria, Elisa Springer, Silvia Godelli e una foto della famiglia Goldstein con Silvia Godelli piccolina in prima fila, accanto alla nonna in nero e seduta alla sedia).