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Le firme per mandare a casa Stefàno? Si fa prima a respingere il bilancio

Pubblicato | da Angelo Di Leo

La raccolta firme indetta da Gianni Liviano per spedire a casa il sindaco Stefàno porta con sé un limite: è stata indetta da Gianni Liviano, papabile candidato sindaco nel 2017.

Probabilmente, l’azione di un singolo (tra l’altro protagonista della scena ionica) depotenzia sul nascere qualsiasi prospettiva trasversale e compatta. La Ambrogi Melle, per esempio, si è già smarcata. Non sottoscrive l’azione messa in campo. Forza Italia approva le finalità.. ma non firma. Altri consiglieri di opposizione ci stanno riflettendo (un fittiano firma domani, l’altro spera firmi il prefetto…). Sono tutti d’accordo sullo scopo politico: far cadere la giunta del sindaco. Sulle modalità, più o meno. Sulla fattibilità, molto poco. Sulla opportunità reale, quasi nessuno: perdere un anno di visibilità amministrativa e mediatica prima del voto non piace a chiunque. E poi un modo rapido per mandare a casa il sindaco, le opposizioni ce l’hanno: bocciare il bilancio nella seduta del prossimo 31 maggio.  Visto il parere contrario espresso dai revisori dei conti e i rilievi (gravi) mossi dal Ministero delle Finanze sugli ultimi cinque anni di gestione, forse pensarci sarebbe anche salutare. bastano 16 no in seduta plenaria e la maggioranza assoluta in caso di seduta con assenti a verbale. Ma tutto ciò richiede un’azione coordinata, seria, trasversale, decisa e condivisa.  E’ vero, bisogna restare ore ed ore in aula, farsi trovare presenti e pronti al voto, alzare la mano e pensare che, in caso di bilancio respinto, si va tutti a casa. Tutti tutti. Sono sacrifici, immaginiamo. E non tutti sono disposti ad affrontarli…

Insomma, coraggio e coerenza cercasi. Mandarsi e casa per mandare a casa il sindaco. E farlo in aula, davanti al pubblico senza tatticismi.

L’ultima raccolta firme che andò a buon fine è del 1999, quando De Cosmo fu impallinato da opposizione e alleati di centro… quelli che poi avrebbero puntellato le future Giunte Di Bello.

Poi, dal notaio ci si è recati sempre per fare la mossa, la conta e conquistarsi un paio di titoli a nove colonne. Per anni è stato impossibile arrivare a 21 firme (su 40 eletti). E adesso che ne basterebbero 17 (su 30 eletti) non ci sembra esistano i presupposti per arrivarci. Prima o poi spunterà qualcuno che dirà: “sarò il sedicesimo, aspetto di vedere gli altri”. Già visto, già sentito. Già agli atti.