Salute
La lettera: “Caro ministro …’’
Dopo la 24ore di protesta “no Ilva” svoltasi nei giorni scorsi in piazza della Vittoria a Taranto, i movimenti che chiedono la chiusura del centro siderurgico tornano a farsi sentire. Un gruppo di associazioni ha inviato una lettera al vicepremier e ministro allo sviluppo economico, Luigi Di Maio. La missiva è firmata da Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, FlmUniti Cub sindacato di base, Associazione Giustizia per Taranto, Associazione Legamjonici, Gruppo Tamburi Combattenti, Associazione Taranto Respira, Movimento TuttaMiaLaCittà Taranto, singole e singoli cittadine e cittadini. Di seguito stralci del documento.
“Ministro Di Maio, la questione Ilva era e resta una questione politica, benché Lei l’abbia volutamente condotta su un piano prettamente giuridico e tecnico. Sappiamo bene – perché lo paghiamo ogni giorno sulla nostra pelle – come ogni intendimento sia realizzabile in presenza di una reale volontà politica. Tutti i governi precedenti erano mossi dalla chiara volontà di salvaguardare la produzione, il profitto e la finanza ed in nome di questi hanno prodotto una legiferazione straordinaria imponente, a discapito di abitanti e territorio, entrambi devastati dall’azione politica e industriale.
Si sono elevati i limiti di legge sugli inquinanti e aggirato le norme sulla salute, autorizzato impianti a restare in marcia e garantita l’immunità per i responsabili, scaricati 3 miliardi di debiti della fabbrica sui contribuenti e privilegiato i crediti delle banche, allungati a dismisura i termini per le prescrizioni ambientali e creati enormi buchi nei conti pubblici per le spese sanitarie, elargiti fondi statali per salvare la fabbrica tutelando gli interessi che gli gravitano attorno e spesi centinaia di milioni per pareggiare le perdite e pagare casse integrazioni pluriennali.
Ministro Di Maio, il suo Governo non ha rivisto neppure uno dei provvedimenti con cui i suoi predecessori hanno vessato la nostra comunità e la nostra terra in modo tanto abominevole. Non uno che fosse uno.
Chi può mai credere poi che lo Stato non possa essere nella condizione di annullare una gara? Per anni è stato possibile tenere in piedi un’industria fuori legge a suon di decreti e provvedimenti speciali, perché questo si voleva…
Ha sostenuto di non essere a conoscenza del contratto prima delle elezioni che, non è una scusante, ma un’aggravante rispetto all’altissima responsabilità di una candidatura politica ed alle promesse fatte senza tentennamenti riguardo alla chiusura del siderurgico. Avevate tempo, competenze e risorse per fare la semplice visura che occorreva per venirne a conoscenza. Ha sostenuto che l’annullamento del contratto porterebbe al pagamento di penali ed al reintegro di Mittal in Ilva a seguito di ricorso, mentre il contratto non prevede penali ed anche a fronte di un eventuale annullamento non è affatto scontato il rientro di Mittal nella proprietà della fabbrica.
Rimane in vita la famigerata Valutazione del Danno Sanitario che snaturava quella regionale arrivando a concepire una valutazione dei danni prodotti solo a valle degli stessi e non prima che si verifichino.
Avete contravvenuto al principio di precauzione garantito dalla Comunità europea. Ha sostenuto che gli incrementi di produzione saranno senza emissioni, omettendo di dire che nella valutazione prevista non verranno considerate le emissioni diffuse non convogliate.. e che c’è all’attenzione del Consiglio di Stato un ricolrso proposto da associazioni e cittadini il quale è avversato dal Suo Ministero, da quello dell’Ambiente e dall’Ilva.
Lei, Ministro, ha sostenuto che se il contratto non fosse stato già chiuso avrebbe previsto la riconversione della sola area a caldo della fabbrica e non di tutte le fonti inquinanti come riportato nel contratto di Governo.
Non ha previsto nessun piano per rimuovere l’enorme quantità di amianto ancora presente nel sito Ilva di Taranto. Ha lasciato che le discariche di rifiuti speciali di Ilva rimanessero a carico dello Stato. Dal punto di vista occupazionale l’attuale accordo è perfino peggiorativo di quello precedente, con 800 occupati in meno, se si considerano i 1.500 che sarebbero stati assorbiti da una società di nuova costituzione. Del Piano per la riconversione economica e sociale di Taranto ha parlato solo in campagna elettorale… quando invece poteva essere un’occasione per ridare fiducia nel cambiamento piuttosto che nel salvataggio della fabbrica. Risulta ormai chiaro come questo Piano non sia mai esistito.
Col suo operato ha di fatto assecondato gli interessi politici del Nord.
Genova, a suo tempo, fu tutelata da un Accordo di programma che garantì l’occupazione e l’ambiente a scapito di Taranto.
Associazione Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti
FLMUniti CUB sindacato di base
Associazione Giustizia per Taranto
Associazione Legamjonici
Gruppo Tamburi Combattenti
Associazione Taranto Respira
Movimento TuttaMiaLaCittà Taranto
singole e singoli cittadine e cittadini