Skip to main content

Il petrolio di Tempa Rossa sarà raffinato a Taranto

Pubblicato | da Michele Tursi

Un’altra beffa si sta consumando sulla testa e in danno dei tarantini e si chiama Tempa Rossa.

Mentre le istituzioni sono impegnate nel braccio di ferro sull’Ilva, il Mise di Carlo Calenda sta preparando un altro regalo per Taranto. I pozzi di Corleto Perticara tra qualche mese inizieranno ad estrarre greggio. A regime la produzione arriverà a 50mila barili al giorno, inizialmente però non dovrebbe superare i 30mila. La comunità tarantina si è fermamente opposta alla costruzione a Taranto dei due nuovi mega serbatoi e dell’allungamento del pontile per accogliere il greggio lucano e imbarcarlo sulle petroliere perchè avrebbe ulteriormente aggravato i pesi ambientali sulla città. Una posizione sostenuta anche dagli Enti locali, tanto che l’intervento è bloccato.

Ma le vie del petrolio sono… infinite. Non potendo utilizzare Taranto come punto di stoccaggio e imbarco Total, Shell e Mitsui (concessionari dei pozzi di Tempa Rossa) e Eni stanno raggiungendo un accordo per raffinare il greggio negli impianti di Taranto che proprio nei giorni scorsi sono andati in blocco spargendo fumo nero sulla città. La pratica è all’esame del Ministero dello Sviluppo Economico. Gli Enti locali (Comune di Taranto e Regione Puglia), nonostante l’evidente impatto che la decisione ha sul territorio, al momento non sarebbero stati coinvolti nella procedura. La raffinazione potrebbe cominciare nella prossima estate, dopo un periodo di adeguamento degli impianti tarantini che già raffinano il petrolio della Val d’Agri. Nello stesso oleodotto dovrebbe viaggiare a giorni alterni il greggio estratto a Viggiano e Corleto Perticara, ma per i tarantini i veleni saranno gli stessi. Prima dell’ipotesi Taranto, Total aveva paventato il trasporto del petrolio da Tempa Rossa con circa 200 autocisterne al giorno verso raffinerie del centro Italia. Ma contro questa soluzione sono subito insorti i rappresentati delle istituzioni lucane.

LE RIFLESSIONI DI MICHELE CONTE – Sulla vicenda di Tempa Rossa si sofferma in un intervento il presidente di Federmanager Michele Conte, già segretario generale e presidente dell’Autorità portuale di Taranto. Ma il suo è un altro approccio alla questione.  “Per effetto del tempo perduto – scrive –  la Total ha raggiunto l’accordo economico con I’Eni e il prodotto non sarà più esportato, ma sarà stoccato in due serbatoi esistenti e trattato nella raffineria locale. Risultato di questa brillante operazione (lo stop ai due nuovi serbatoi e al pontile a Taranto, ndr): perdita di traffico portuale e produzione di emissioni atmosferiche dai serbatoi (paventate) con l’aggiunta di quelle della raffinazione di un prodotto diverso da quello normalmente lavorato dalla raffineria fino ad oggi. Nel frattempo l’iter per l’approvazione del Piano regolatore del porto è ancora bloccato”.

Conte riprende il caso Tempa Rossa per effettuare alcune considerazioni sull’Ilva e in particolare sul ricorso al Tar deciso da Regione Puglia e Comune di Taranto per il quale non nasconde la sua preoccupazione perchè “di fatto rende più complessa la procedura di acquisizione dell’Ilva […] con il rischio di rimettere in discussione tutto il progetto di cessione/acquisizione. Questo comporterà certamente un ritardo nella realtzzazione delle opere di adeguamento ambientale, ma anche e soprattutto, un ritardo nel recupero dell’adeguata gestione operativa, fondamentale per garantire fatturato ed auto-sostentamento dell’Azienda e quindi dei dipendenti. Pertanto grande è la preoccupaz.ione per quanto potrà accadere a valle di quanto il Tar potrà decidere”.