Copertina, Piani Alti, Sul Pezzo
Jindal compra il Taranto? Meglio VIVERE in zona retrocessione
Emilio Riva quantomeno fu schietto e sincero: “Faccio acciaio, non promozione”.
Era il 1995 e l’allora padrone dell’acciaio italiano si presentò così ai tarantini. Rispondendo ad una domanda riguardante un suo eventuale interessamento alla squadra di calcio (cruccio italico, dunque anche ionico) fresca di fallimento e ripescaggio tra i dilettanti per meriti storico-sportivi, chiuse la porta a qualsiasi possibilità.
E rincarò la dose, il cumenda: tagliò i viveri anche al tennis, che sino ad allora aveva celebrato a Taranto il torneo femminile più importante d’Italia, dopo quello del foro Italico. E il Vaccarella divennne roba dei sindacati.
Saiian Jindal, capofila indiano di una delle due cordate in gara per rilevare Ilva (dunque il destino di Taranto) qualche giorno fa a Repubblica si è invece mostrato possibilista. Anzi, è stato lui a chiedere informazioni al suo intervistatore (Foschini): elezioni, Pd, Emiliano, Cinque Stelle e.. squadra di calcio.
Sì, il padrone delle ferriere indiane ha chiesto espressamente dove militi adesso il sodalizio rossoblu. E ha ribaltato il concetto, parafrasando involontariamente il suo predecessore: Non costruiamo solo acciaio, abbiamo anche la felicità.
Ecco il passo saliente dell’intervista rilasciata a Repubblica lo scorso 3 marzo (giorni in cui un gruppo di giornalisti pugliesi è stato ospitato in India da Jindal…).
“Vorremmo venire a produrre il nostro acciaio ma anche a fare qualcosa per la città”.
Cosa mister Jindal?
“Quello che serve: in India una nostra fondazione destina il 2 per cento del profitto a iniziative sociali. I nostri dipendenti hanno l’assicurazione sanitaria anche quando sono in pensione. Lo stesso vorremmo fare a Taranto: cose buone per la città. Ospedali, scuole, magari anche la squadra di calcio, in che serie gioca?“.
La squadra di calcio? È in Lega Pro.
“Non costruiamo solo acciaio. Ambiamo anche alla felicità”.
Ecco, siamo al punto. Proprio la Ringhiera, il 4 agosto 2016, con un articolo che sollevò non poche polemiche, parlò di diritto alla felicità commentando la festa popolare scatenata dalla notizia del ripescaggio della squadra rossoblu nella Lega Pro.
Quella stessa felicità a cui fa giustamente riferimento Jindal in questa intervista.
Ma occorre fare un distinguo perché qui, e da tempo ormai, le allodole hanno rotto gli specchietti: noi siamo convinti che la felicità passi dalla salute (banalissimo anche scriverlo) anche in questo caso condizione necessaria e sufficiente. Siamo tutti tarantini e siamo tifosi della città e dei suoi colori, calcistici in primo luogo come tradizione popolare comanda. Ma è preferibile VIVERE in zona retrocessione. Per tifare serve la voce. E per urlare servono buoni polmoni e corde vocali al minimo sindacale. La storia recente di Taranto lo insegna. Le cose potrebbero essere incompatibili, un evidente conflitto di interessi naturali. Sul punto, meglio essere chiari subito. Emilio Riva lo fu.