Salute
Inquinamento, il punto (di non ritorno) resta politico
Nei bar, tra un aperitivo ed un caffè, negli spogliatoi di qualsiasi partita di calcetto, nei salotti di migliaia di case tarantine, non è detto che ieri sera si sia parlato dei lavori del Consiglio comunale dedicato all’emergenza inquinamento (trasmesso in gran parte da noi su Fb). Di sicuro non se n’è parlato ovunque come la vicenda, nella sua multiforme interezza, meriterebbe.
A fronte di una cinquantina di cittadini assiepati nello spazio riservato al pubblico, quasi 200 mila persone continuavano a svolgere le proprie attività quotidiane, chiudendo normalmente una giornata che intanto a Palazzo di Città segnava un punto di non ritorno. Politico, chiaro, netto. Chissà cosa sarebbe stato se la fiaccolata del 25 febbraio si fosse svolta ieri, in piazza Castello, durante i lavori…
Ad ogni modo, al di là dei giochi delle parti, del valzer dei documenti da proporre, bocciare e approvare, ieri sera a Taranto nomi e cognomi sono stati fissati nella memoria civica collettiva. Sono i nomi della maggioranza che ha bocciato la necessità che il sindaco emetta subito l’ordinanza di chiusura del siderurgico, alla luce dei dati emersi nelle ultime settimane. Sono i nomi degli oppositori che invece questa esigenza ritenevano e ritengono stringente. Sono infine i nomi di quella stessa maggioranza che, alla fine delle schermaglie inutili di sempre, hanno sostenuto in terza battuta un documento che chiede risposte dalle autorità di controllo entro 30 giorni allo scopo di puntellare un’eventuale ordinanza sindacale. Entro 30 giorni, altri 30 giorni: la solita melina, secondo l’opposizione e i cittadini presenti a Palazzo di Città. Un passaggio di tempo opportuno, secondo la maggioranza.

Insomma, di sei ore di seduta consiliare, alcune delle quasi spese per una vuota bagarre procedurale utile anche a nascondere una certa povertà di dibattito, la traccia che ne resta è tutta in quei documenti di parte, puntualmente divisivi e volutamente evidenziati dai proponenti. Asl, Arpa e ing. Valenzano, ospiti della seduta municipale, hanno comunque parlato chiaro. Le loro parole sono agli atti e in sostanza non nascondono, con le cautele d’istituto e il manierismo scientifico del caso, allarme e preoccupazione per la situazione sanitaria tarantina. “L’ordinanza è pronta” ha ripetuto ieri Melucci. Le opposizioni chiedono si firmi subito, però. La maggioranza s’è data 30 giorni, come detto. Ma è comunque un punto di non ritorno, quello fissato ieri a Taranto: a meno di non voler pensare che Arpa, Asl, Ispra da qui a Pasqua non entrino in possesso di dati paradisiaci, qualcosa ad aprile dovrà accadere. Se poi tutto risulterà a norma di legge (le famose soglie minime di tolleranza..) allora il tema sarà politico. E il cerchio tornerà a chiudersi sul punto parlamentare: servirebbe un nuovo decreto che rimettesse al centro l’esigenza della popolazione, il famoso decreto 13 “salva Taranto”. Ma la domanda è: per i deputati M5S tarantini la vicenda Ilva è ancora in agenda?