Salute
Inquinamento a Taranto, la Corte dei Diritti dell’Uomo dice no ai Riva
È giunto alla fase conclusiva il ricorso alla Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo nei confronti dello Stato italiano in ordine alla vicenda Ilva. Ne dà notizia l’ex consigliere comunale, ecologista Lina Ambrogi Melle. “Lo studio legale Saccucci che ci rappresenta – spiega – ha ricevuto una lettera dalla Corte europea con cui ci informa che le memorie depositate dai Riva non saranno tenute in considerazione dalla Corte per decidere il caso”.
I Riva avevano presentato una loro memoria, “pur essendo – aggiunge l’ex consigliere comunale – il nostro ricorso rivolto contro lo Stato italiano che, con le sue leggi salva Ilva, lede i nostri diritti alla vita, alla salute ed alla vita familiare, riconosciuti come diritti universali dell’uomo. I nostri avvocati si erano fortemente opposti alle medesime in quanto i Riva hanno mostrato la chiara volontà di non agire come terzi indipendenti e imparziali, ma come interessati all’esito della procedura.
La Corte ha accolto le nostre doglianze e questo rappresenta un altro successo, dopo quello di aver ottenuto la trattazione prioritaria del ricorso”.
Secondo l’esponente ecologista “è paradossale che, mentre a Taranto si svolgono a ritmo serrato le udienze del processo Ambiente svenduto per disastro ambientale ed avvelenamento della catena alimentare, che vede tra gli imputati anche ex proprietari ed ex dirigenti dell’Ilva, il Governo italiano abbia ceduto a Mittal gli stessi impianti incriminati, ancora sotto sequestro penale. Nulla è cambiato in Ilva dal luglio 2012, quando la Magistratura sequestrò 6 impianti dell’area a caldo, eppure quegli impianti pericolosi non si sono mai fermati e permangono quelle emissioni diffuse e fuggitive che avvelenano ogni giorno i tarantini e che avevano condotto all’ordinanza della loro immediata fermata del Gip Todisco nel luglio 2012”. (foto la Ringhiera)