Piani Alti
Ilva Taranto, un accordo di programma per riprendere il negoziato
Un protocollo di intesa o un accordo di programma aggiuntivo al dpcm e che accolga le richieste del Comune di Taranto. Su questa ipotesi le diplomazie sono al lavoro per ricomporre il quadro istituzionale chiamato ad affrontare il delicato passaggio dell’Ilva alla cordata AmInvestco, capeggiata da Arcelor Mittal. Il Gruppo franco indiano nei giorni scorsi aveva chiesto al Governo di ritoccare il contratto sottoscritto a Giugno, in virtù dei costi aggiuntivi derivanti dall’eventuale accoglimento del ricorso di Regione Puglia e Comune di Taranto.
In segno di distensione i due Enti hanno rinunciato alla sospensiva posta in discussione il prossimo 9 gennaio 2018 dal Tar di Lecce, ma il ricorso resta in piedi nel merito. Al Ministero dello Sviluppo economico, però, il gesto di Michele Emiliano e Rinaldo Melucci non è bastato. Secondo Calenda “il dpcm che adotta il piano ambientale ILVA, e che è oggetto di ricorso da parte della Regione Puglia e del Comune di Taranto, non può essere modificato senza una legge specifica come richiesto dal Presidente Emiliano. Un nuovo Dpcm, oltre all’effetto di azzeramento della procedura di gara, comporterebbe anche la necessità ricominciare il procedimento dall’inizio”.
Il ministro allo Sviluppo Economico ricorda che “durante il tavolo Taranto sono state analizzate tutte le osservazioni al piano ambientale fatte da Arpa Puglia, dal Comune di Taranto e dalla Regione. Non sono emerse differenze rilevanti. Ricordiamo che l’investitore ha accettato l’anticipo della copertura dei parchi minerari in 24 mesi così come richiesto da Comune e Regione, e che tutti i principali interventi su parchi, cookerie e cumuli si concluderanno entro il primo trimestre del 2020”.
Secondo il Mise l’unica divergenza resterebbe “la valutazione del danno sanitario che la Regione Puglia vorrebbe condotta sulla base della legge regionale e non nazionale. Su questo punto tuttavia si è già espressa la Corte Costituzionale a seguito di un ricorso della Regione”. Calenda, comunque, aveva lasciato aperto uno spiraglio e “a seguito di una richiesta di formalizzazione dei contenuti presentati al tavolo da parte del Sindaco di Taranto, si è detto disponibile a firmare un protocollo d’intesa con Comune, Regione, investitore e parti sociali”.
La risposta di Melucci è arrivata subito dopo Natale. Il sindaco di Taranto ha fatto conoscere il suo parere favorevole alla stesura di un protocollo d’intesa, ma ancora di più di un accordo di programma aggiuntivo al dpcm che accolga tutte le richieste avanzate nel negoziato con Governo e Arcelor Mittal. Resta fermo, però, il punto sul ricorso. Nessun ritiro prima di aver ricevuto garanzie formali, ha spiegato il sindaco di Taranto.
Sull’argomento interviene il segretario generale della Cgil, Paolo Peluso che saluta positivamente l’eventualità dell’accordo di programma. “Ma è importante – dice – serrare i tempi e capovolgere lo schema operativo e il metodo che ha contraddistinto la trattativa in questi ultimi mesi dove la controparte non sembrava l’impresa ma gli enti istituzionali. Le garanzie ambientali che potranno giungere dal protocollo o dall’accordo di programma per Taranto, da considerare in aggiunta al DPCM, non sono solo uno strumento di ulteriore tutela per gli interessi della collettività – dice Peluso – ma stabiliscono finalmente un cambio di passo rispetto alle questioni che riguardano lo schema stesso del negoziato dove sindacati e datori di lavoro si confrontano avendo però sempre dalla parte dei lavoratori le istituzioni che devono svolgere ruolo di mediazione. Se l’ipotesi dell’accordo di programma dovesse concretizzarsi finalmente torneremmo al tavolo con un nuovo assetto che non farebbe di Arcelor Mittal il punto di riferimento”.
Peluso parla della trattativa, ma anche delle condizioni di conflitto istituzionale che hanno consentito a Mittal di rilanciare con una lettera indirizzata al Governo e di porsi addirittura nel ruolo di mediatore e garante nei confronti dei lavoratori con la lettera spedita a Natale proprio a tutti i dipendenti Ilva. “Mittal non può essere garante – spiega – ne va delle condizioni di salute dei tarantini, della tutela dell’ambiente, ma anche del naturale alveo di confronto in cui la trattativa sul piano industriale, sugli organici e sui livelli contrattuali si dovrà svolgere, e in cui ci attendiamo come sindacato di avere sia il Governo che gli enti locali dalla nostra parte. Dobbiamo evitare che Mittal vinca a prescindere – spiega – sia che la contrattazione vada in porto, sia che non porti a un nulla di fatto e consegnando così al mercato dell’acciaio una ILVA depotenziata e in grado di non nuocere al domino delle quote di mercato internazionale. Ci auguriamo pertanto che tutte le parti in causa sollevino lo sguardo oltre le loro singole posizioni – afferma il segretario della CGIL – e ci consentano di tornare a quel tavolo con tutto il tempo necessario per discutere davvero e senza ricatti occupazionali o giuridici sulle spalle”.