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Ilva Taranto: 5 settembre 2017, attenzione a questa data

Pubblicato | da Michele Tursi

Il 5 settembre 2017 è una data importante per Taranto. L’ennesima. Sono anni che il futuro della nostra città scivola da una data all’altra. Rimbalza da un “palazzo” all’altro in un’altalena di leggi, provvedimenti, deroghe e rinvii. Un’azione condotta scientificamente per mettere in salvo la produzione di acciaio considerata strategica per il Paese. Tra dieci giorni scadono i termini  per la presentazione delle osservazioni all’Aia Ilva (Autorizzazione integrata ambientale). Ieri ne avrebbe dovuto discutere la Commissione Ambiente del Comune presieduta da Cataldo Fuggetti, ma all’incontro non si sono presentati nè il sindaco Rinaldo Melucci, nè il suo vice e assessore all’Ambiente Rocco De Franchi. Quest’ultimo ha inviato una nota in cui si scusa per l’assenza a causa di impegni già assunti. Se ne riparlerà a fine agosto, il 29 o il 31, con le audizioni di associazioni ed organi professionali. Il tempo a disposizione non è molto, ci auguriamo vivamente che il nuovo Consiglio comunale, il sindaco e la giunta impediscano l’ennesima beffa per Taranto e cioè il pericolo di vedere rinviata l’attuazione dei più importanti interventi ambientale al 2023.

Legambiente ha già lanciato l’allarme in tal senso e anche PeaceLink è mobilitata per far comprendere l’importanza delle decisioni che si assumeranno per la salute di operai e cittadini di Taranto. Anche noi de “La Ringhiera” abbiamo espresso le nostre perplessità in un recente articolo. Lo ripetiamo: crediamo e temiamo che possa ripetersi quanto avveniva negli anni Duemila con gli atti d’intesa. Ai Riva venivano concesse deroghe su deroghe per l’attuazione di misure di protezione ambientale e di sicurezza sul lavoro con il consenso di tutti. Protocolli che in Ambiente svenduto vengono definiti “colossali prese in giro”. Non vorremmo che suonatori diversi suonassero la stessa musica: tutti pronti a soddisfare le esigenze della nuova proprietà (Arcelor Mittal) sacrificando bonifiche, riconversione, tutela della salute e del territorio.

Intanto Ilva in amministrazione straordinaria ha concluso le attività di smaltimento delle traversine ferroviarie e dei pneumatici fuori uso (PFU) che si trovavano all’interno dello stabilimento in due aree attualmente sottoposte a sequestro.
“Le operazioni di smaltimento delle traversine ferroviarie, avviate il 19 luglio 2016 e concluse il 22 agosto 2017 – spiega una nota dell’azienda – rientrano nella prescrizione UA 27, che prevede la rimozione e la caratterizzazione dei suoli dell’area: circa 83.500 metri quadrati, ubicati nel Comune di Statte, in prossimità dell’area Mater Gratiae. Qui si trovavano circa 7.800 tonnellate di traversine dismesse, ma anche altri materiali: imballaggi in legno (circa 1.050 t), potatura (circa 138 t), ferro (circa 190 t), acque oleose (circa 1 t) e terriccio derivante dalla cernita (circa 3.000 t), per un totale di circa 12.200 tonnellate”.

L’iter amministrativo dell’intervento è iniziato con l’accettazione del progetto di smaltimento da parte delle Autorità Giudiziarie, il 5 ottobre 2015: gli Enti di controllo preposti hanno rimosso i sigilli e dato all’azienda la facoltà di accedere all’area. “Ilva – prosegue la nota – ha immediatamente avviato la delicata fase di valutazione preventiva che le ha consentito di selezionare i partner industriali per svolgere nel migliore dei modi questa attività. In particolare, sono stati verificati i requisiti tecnici, finanziari e legali delle varie ditte appaltatrici che hanno partecipato alla gara, per avere la garanzia che tutti i soggetti coinvolti lavorassero secondo i più rigidi standard ambientali e di sicurezza. Dopo aver individuato i migliori partner industriali, è iniziata la rimozione delle traversine e degli altri materiali, attraverso due modalità: trasporto ferroviario e su gomma. Come previsto, gli enti di controllo apporranno nuovamente i sigilli. Nei prossimi mesi Ilva commissionerà a una ditta esterna un’indagine per la caratterizzazione dei suoli. E’ stata, inoltre, completata la rimozione dei pneumatici fuori uso (PFU) che si trovavano all’interno dello stabilimento in un’area di circa 20.000 metri quadrati, anch’essa sottoposta a sequestro e resa accessibile temporaneamente dalle Autorità. Questo progetto è stato avviato l 25 ottobre 2016 per adempiere alla prescrizione UA 26 che prevede la rimozione del materiale e la caratterizzazione dei suoli dell’area interessata, su cui erano presenti, oltre ai PFU (circa 3.200 t), altri materiali: legname (circa 3 t), materiale ferroso (circa 72 t), tubi idraulici in gomma (circa 22 t), traversine ferroviarie (circa 6 t), nastri trasportatori in gomma (circa 6 t); acque di lavorazione (circa 27 t), per un totale di oltre 3.300 tonnellate. L’attività di rimozione del materiale, che si è conclusa il 30 giugno 2017, è avvenuta via camion. Anche in questo caso Ilva ha operato in stretta sinergia con tutte le Autorità competenti e attraverso partner industriali selezionati dopo un’attenta valutazione dei requisiti. Così come per le traversine, l’azienda si è impegnata a realizzare un’indagine per la caratterizzazione dei suoli. Entrambi gli interventi sono stati portati a termine con successo nei tempi previsti grazie alla stretta collaborazione, in tutte le fasi, con le diverse Autorità coinvolte, che sono state sempre informate delle operazioni in corso, realizzate nel rispetto di tutte le normative vigenti in materia di ambiente e sicurezza”.