Sul Pezzo
Ilva, sindacati e Mittal aspettando il nuovo Consiglio comunale
Il 20 luglio prossimo prenderà ufficialmente avvio il confronto tra AmInvestco, sindacati, Ilva in As e governo. Insomma tra poco più di dieci giorni il gioco diventerà tremendamente serio. Non che finora sia stata una passeggiata, ma dalle schermaglie si passerà ai fatti. Esuberi, piano industriale, piano ambientale, investimenti, garanzie per l’appalto, rapporto con il territorio. E’ un agenda pesante quella in discussione e, prevedibilmente, scatenerà forti tensioni. Tutto questo avverrà sullo sfondo di una città che, a sorpresa, ha eletto un sindaco proposto dal Pd, il partito dei dieci decreti salva-Ilva. E’ stato eletto da poco più del 30% dei tarantini che hanno votato al ballottaggio, ma ora Rinaldo Melucci rappresenta Taranto e soprattutto la rappresenterà sui tavoli istituzionali.
Il confronto sindacale è il primo e importante pezzo della più ampia trattativa che, inevitabilmente, coinvolgerà anche gli Enti locali. Il nuovo Consiglio comunale non è ancora formalmente in carica, si attende la proclamazione degli eletti che, secondo le previsioni, non avverrà prima della fine di luglio. Da quel momento il consigliere anziano avrà 10 giorni di tempo per convocare il primo Consiglio comunale che dovrà tenersi entro i dieci giorni successivi. Si rischia concretamente di arrivare a ridosso di Ferragosto. Nel frattempo resta in carica la vecchia Assemblea consiliare. Ovviamente, se confronto ci sarà con i nuovi proprietari dell’Ilva, non potrà e non dovrà avvenire con chi sta per andare a casa ma con i nuovi eletti.
Il nuovo sindaco ha pieni poteri e presto (speriamo) avrà anche una giunta che potrà, finalmente, mettere mano ai tanti problemi della città. Taranto non può permettersi esitazioni, nè passi falsi. Bisogna subito far marciare la macchina a pieno regìme. Questo Melucci lo sa bene come lo sanno bene tutti i tarantini. La questione Ilva è stato uno dei tormentoni della campagna elettorale e si presenterà subito all’attenzione dei nuovi amministratori comunali. Proprio ieri è stata approvata in Consiglio regionale la mozione “Taranto-Ilva” presentata a febbraio dal consigliere Renato Perrini, con la quale si chiedeva la convocazione di un consiglio regionale monotematico all’interno del quale far confluire tutte le questioni emergenziali, ambiente e lavoro, legate allo stabilimento di Taranto. “La mozione – spiega una nota stampa della Regione – è stata accolta con favore dal presidente della Giunta Michele Emiliano. Il Presidente del Consiglio, Mario Loizzo, ha dichiarato dal canto suo, la disponibilità a convocare la seduta entro il mese di luglio“. Anche Taranto e il suo nuovo Consiglio comunale potrebbero e dovrebbero fare altrettanto (tanto più dopo che Melucci si è accasato sotto l’ala protettiva del governatore), sarebbe un bel segnale per la città riportare una discussione ampia, seria e approfondita nella massima Assise cittadina.
Intanto i sindacati si preparano al match del 20 luglio. Fim, Fiom, Uilm fanno conoscere il loro pensiero in una nota congiunta. “Ribadiamo come organizzazioni sindacali che la cessione non può prescindere da quelli che per noi, per la città, per i lavoratori, sono i punti fondamentali perché questa si realizzi. Ribadiamo con forza che non si potrà prescindere da un piano ambientale che renda lo stabilimento eco compatibile nel pieno rispetto dell’AIA, perché si possa così rendere minimo l’impatto sanitario rispetto agli anni passati e che le opere previste nel piano siano realizzate nei tempi più brevi possibile perché si possa dare alla città di Taranto ed ai lavoratori dello stabilimento la giusta dignità che meritano. A questo è strettamente collegato il piano occupazionale. Una città che ha già duramente pagato la presenza della fabbrica negli anni, non può ora subire un ulteriore beffa perdendo occupazione e su questo, non accetteremo nessun licenziamento chiedendo la modifica del piano industriale così per come ci è stato presentato. Perché questo avvenga saranno necessarie opere di ammodernamento impiantistico che garantiscano la ripartenza ed il rilancio delle linee di produzione, tubifici inclusi”.
Anche Fim, Fiom, Uilm rivolgono la loro attenzione alle istituzioni e si augurano che “si sentano coinvolte nella difficile vertenza che riguarda l’intero territorio, richiamando una coalizione sociale che non lasci escluso nessuno come i tanti lavoratori della provincia Ionica colpiti da questi anni di crisi, ad esempio i lavoratori dell’indotto e dell’appalto Ilva e gli ex dipendenti Marcegaglia”.
Più critica la posizone dell’Usb che proprio per il 20 luglio proclama un’intera giornata di sciopero con presidio sotto il Ministero. “Il loro piano non ci convince – dichiara Franco Rizzo, coordinatore provinciale USB Taranto – Vogliamo garanzie su quattro punti fondamentali, da cui non prescindiamo. Innanzitutto ambiente e salute. In secondo luogo nessun esubero e nessun licenziamento. Tutti nella stessa società. No alla bad company. Il terzo punto riguarda gli stipendi: non un euro in meno a nessuno e garanzie concrete sull’appalto Ilva“. Secondo Rizzo “è necessario reagire all’atteggiamento del Governo che sulla questione Ilva è stato poco democratico e poco trasparente. Questa questione non si concluderà come crede il Governo. I cittadini e i lavoratori di Taranto non pagheranno gli errori degli altri, non finiremo come Piombino e Alitalia. Noi dell’USB non lo permetteremo”.
In verità, un primo momento di confronto tra i Segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, e la proprietà del Gruppo che si è aggiudicato la gara per la cessione del gruppo Ilva, Arcelor Mittal, c’è già stato. Ne parla il segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivolgi. All’incontro ArcelorMittal si è presentato in grande spolvero. Erano presenti oltre al ceo Europa Geert Van Poelvoord, il patron Mittal Lakshmi N Mittal, il figlio Aditya Mittal e il commissario Enrico Laghi. “Mittal – dice Bentivogli – ha voluto rassicurarci della sua volontà di considerare il confronto sindacale che si aprirà il 20 luglio come partner essenziale e ha confermato l’obiettivo di portare il Gruppo Ilva al successo industriale che merita nel rispetto della sostenibilità ambientale e di un migliore rapporto con la comunità tarantina. Infine ha voluto ribadire che il Piano Am Investco Italy è l’unico credibile per centrare gli obiettivi di rilancio“. Il sindacato, sempre secondo quanto riferisce la Fim Cisl ha “rimarcato la necessità di modificare il piano industriale al fine di garantire la piena realizzazione degli investimenti ambientali, la salvaguardia dell’occupazione e il rilancio delle produzioni verso mercati e prodotti più profittevoli su cui il gruppo è arretrato anno dopo anno. L’industria della siderurgia è troppo importante per non assicurarsi il pieno rilancio sostenibile di Ilva”.