Ilva, il Comitato cittadino salute e ambiente a Taranto chiede di partecipare al negoziato

Ilva, il Comitato cittadino salute e ambiente a Taranto chiede di partecipare al negoziato

Il Comitato Cittadino per la Salute e l’Ambiente a Taranto richiede con una lettera alle istituzioni la partecipazione diretta al tavolo della vertenza Ilva ai sensi della Convenzione di Aarhus. L’istanza è stata inviata da Massimo Castellana (responsabile legale del Comitato) assieme a: Associazione PeaceLink (Alessandro Marescotti), Comitato Quartiere Tamburi (Giuseppe Roberto), Donne e Futuro per Taranto Libera (Lina Ambrogi Melle), Genitori Tarantini (Cinzia Zaninelli), LiberiAmo Taranto (Maria Arpino), Lovely Taranto (Antonella Coronese). Ecco il testo.


“Sulla vicenda ArcelorMittal nessuno sia escluso e tutti possano portare il proprio contributo – scrive il Comitato Cittadino, che coordina varie associazioni e un folto gruppo di cittadini di Taranto. Il Comitato Cittadino ha scritto a Comune di Taranto, Provincia di Taranto, Regione Puglia, Prefetto di Taranto, alle organizzazioni sindacali e al Governo, dal presidente del Consiglio fino ai ministri Patuanelli, Gualtieri e Costa.



Il Comitato Cittadino, in quanto ente esponenziale, chiede di essere coinvolto affinché siano presenti nella governance della crisi anche le proposte della società civile organizzata. Il Comitato rappresenta ed esprime le ragioni di quella parte della città che non vuole più subire inquinamento, danni alla salute e lesione del diritto alla vita.

Il Comitato Cittadino evidenzia il peso sanitario e ambientale insostenibile dell’ILVA che nel corso degli anni ha scaricato sulla collettività parte dei costi interni destinati alla protezione ambientale e all’adozione delle migliori tecnologie, generando in tal modo un eccesso di mortalità e a una riduzione della speranza di vita nei quartieri più vicini allo stabilimento siderurgico. Il Comitato Cittadino pertanto denuncia “i costi umanamente ed economicamente altissimi e che la comunità non ha più alcuna intenzione di rinnovare e subire”.

Il Comitato Cittadino, nella lettera inviata a istituzioni e sindacati, scrive: “Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare e l’inquinamento dell’ILVA ha creato angoscia e sofferenza. Tutto questo – che è costato all’Italia una condanna della CEDU (Corte Europea dei Diritti Umani) sul caso ILVA – non può e non deve proseguire con una artificiosa quanto illegittima azione di sostegno pubblico ad un’azienda decotta che sopravvive usando tecnologie non a norma”.


Il Comitato Cittadino rivendica la propria partecipazione al processo di governance della crisi invocando l’articolo 6 comma 4 della Convenzione di Aarhus che prevede “la partecipazione del pubblico avvenga in una fase iniziale, quando tutte le alternative sono ancora praticabili e tale partecipazione può avere un’influenza effettiva”. fra le alternative praticabili che il Comitato Cittadino sostiene c’è la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico.

“Il Comitato Cittadino – si legge nella lettera inviata – vuole partecipare in questa fase iniziale in cui fra le alternative in campo c’è anche quella della chiusura dell’area a caldo, evocata da più soggetti istituzionali e concretamente praticata a Trieste, con grande soddisfazione del ministro Patuanelli”.

La lettera alle istituzioni e ai sindacati evidenzia le criticità dell’area a caldo, che comprende le cokerie, l’agglomerato, gli altoforni, il reparto Grf (Gestione rottami ferrosi) e i reparti Acc1 e Acc2. Ma non tralascia la questione della produzione di scorie che saturano le discariche. Il Comitato deduncia una grave pressione ambientale sull’intero territorio, caratterizzata dallo stoccaggio e dallo smaltimento di fanghi, loppa, scaglie, polverino e altre scorie, “frutto di un processo produttivo che non è più sostenibile” per l’intera comunità. Queste sono le ragioni per cui, secondo il Comitato Cittadino, la vertenza dello stabilimento siderurgico non riguarda solo i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali ma anche i cittadini con le loro rappresenzanze associative.

Il Comitato Cittadino avanza al governo una questione di diritti e di qualità della democrazia. Scrive infatti: “E’ diritto dei cittadini avere tutte le informazioni di cui dispone il governo. Cittadini e governo devono potersi confrontare a parità di informazioni garantendo un equilibrato potere di controllo dei governati sui governanti”. Nella lettera si legge inoltre: “Noi vogliamo essere rappresentati nel processo in corso, ai sensi della Convenzione di Aarhus”. Il Comitato Cittadino infine ribadisce la richiesta di “partecipare al processo decisionale alla pari dei sindacati, assieme a loro, in rappresentanza dei cittadini e dei beni comuni garantiti dalla Costituzione”.



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