Copertina, Piani Alti
“Ilva, Emiliano le spara grosse”
“Emiliano e M5S le sparano grosse ed alimentano soltanto il circo mediatico sull’Ilva”. Non le manda a dire il nuovo segretario generale della Fim Cisl di Taranto e Brindisi, Valerio D’Alò. Per essere uno che non vuole fare polemiche, il sindacalista usa espressioni molto colorite e si avventura in azzardate congetture. D’Alò sostiene, infatti, “di essere dalla parte dei lavoratori che, anche quest’anno, hanno vissuto il Natale tra le incertezze e i dubbi disseminati ma privi di fondamenta”.
Quindi per D’Alò va tutto bene. Non importa se l’Ilva sarà venduta per decreto nei prossimi 180 giorni ma ancora non si sa come, perchè a chi. Non importa se la gestione commissariale è rimasta a corto di risorse e non paga i suoi fornitori. Non importa se lo stabilimento, a tre anni e mezzo dal sequestro, non è stato ambientalizzato ed è pericoloso per i dipendenti e per i cittadini.Non importa se l’Unione europea sta per aviare una procedura di infrazione per presunti aiuti di Stato all’Ilva. Assolutamente no. Per D’Alò, il buon sindacalista deve solo “codificare il pensiero dei lavoratori che rappresentiamo che già da tempo chiedono, per lo meno, di ricevere informazioni chiare, non filtrate da retro pensieri nascosti”.
Forse anche le recenti dichiarazioni del presidente Emiliano che ha auspicato la conversione a gas degli impianti Ilva, rientrano nella categoria “retro-pensieri”, perchè al governatore la Fim Cisl chiede di fornire “i dettagli delle operazioni annunciate, sebbene ogni tecnologia che abbatta l’inquinamento sarebbe la benvenuta, occorrerebbe correlare le dichiarazioni di dati certi come l’approvvigionamento, le ricadute sul piano occupazionale e soprattutto, richiesta che reiteriamo, la disponibilità della Regione sull’integrazione al reddito dei lavoratori che accedono agli ammortizzatori sociali. Siamo inoltre l’unica città, ma anche l’unica regione, che non sa bene come interpretare l’Unione Europea. Da una parte non vediamo l’ora di segnalare infrazioni (che pagheremo noi stessi tra l’altro), dall’altra denunciamo il rigore e la faziosità di alcune scelte che per fortuna trovano percorsi giudiziali, come la Xylella”.
Per D’Alò non c’è alternativa, non c’è scampo: “Se esistesse davvero una possibilità – afferma – a cosa serve aspettare i disoccupati dell’Ilva per metterla in atto? Come mai ad oggi non c’è stato nulla in questa direzione? Conosciamo abbastanza gente, padri e madri di famiglia, che sarebbero disposti ad impiegarsi da subito in queste nuove attività produttive, perché aspettare? Semplice, ad oggi non esiste nulla di concreto”. Non ci resta che piangere!