Ilva di Taranto, in campo il “fattore Bruxelles”. La vendita slitta al 2018?

Sulla vendita dell’Ilva entra in campo il “fattore Bruxelles”. L’Unione europea ha inviato un avvertimento ai due contendenti in gara per l’acquisizione degli impianti siderurgici che furono dei Riva. Si tratta di una lettera datata 10 aprile, il cui contenuto è stato reso pubblico solo ora. Nella missiva si fa notare che in caso di superamento dei tetti antitrust con l’acquisizione dell’Ilva, verrebbero applicate misure molto pesanti come il taglio della capacità produttiva e, quindi, dell’occupazione. In verità, il monito sembra cucito su misura per Arcelor Mittal (in cordata con Marcegaglia) più che per Cassa depositi e prestiti, Arvedi, Del Vecchio e Jindal. Mittal, infatti, è il più grande produttore mondiale, in Europa la sua quota di mercato supera il 30% previsto dall’antitrust.


In virtù di questo “ammonimento” i tre commissari dell’Ilva: Gnudi, Carruba e Laghi hanno deciso di guadagnare tempo ed hanno chiesto ai due contendenti un rinvio della procedura di vendita sino a marzo del 2018. In verità, questa eventualità era stata ventilata qualche giorno fa, ma gli stessi commissari l’avevano prontamente smentita. Cosa decideranno ora le due cordate? In fondo, si tratta di cambiare le regole del gioco con la partita in corso.



 

Ma c’è un’altra partita in corso tra Ilva e Ue. Pierre Moscovici, Commissario Europeo per gli Affari Economici e Monetari, ha indirizzato in data 22 maggio 2017 una lettera ad Antonia Battaglia, Portavoce di Peacelink presso le Istituzioni Europee, avente per oggetto proprio l’Ilva. Il Commissario Moscovici, che riveste una posizione di primaria importanza in seno alle Istituzioni Europee, ha ricordato a Battaglia che la Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione sull’Ilva per via del mancato rispetto della direttiva sulle emissioni industriali.

La Commissione, infatti, scrive Moscovici, ha chiesto alle Autorità Italiane di adottare le misure necessarie per mettere lo stabilimento ILVA in regola con la Direttiva sulle Emissioni Industriali (Industrial Emissions Directive, IED) ed il diritto ambientale europeo. La procedura di infrazione, continua la lettera, è ancora aperta e prende in esame l’attuale processo di privatizzazione ed il conseguente piano ambientale, che dovrebbe portare alla concessione di un nuovo permesso derivante dalla Direttiva sulle Emissioni Industriali (Industrial Emissions Directive, IED).

Sulla vicenda intervengono Antonia Battaglia, Alessandro Marescotti e Luciano Manna. “Peacelink – scrivono in una nota -reputa molto importante che la questione Ilva venga seguita in Europa al più alto livello politico e continua a mantenere viva l’attenzione delle Istituzioni Europee, al loro più alto livello. Peacelink agisce con il fine del bene dei cittadini di Taranto e rimane sempre disponibile a supportare l’operato dell’Unione Europea e del Governo Italiano al fine di migliorare le condizioni di vita di operai e cittadini e a trovare la soluzione più consona per lo stabilimento Ilva”.



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