Il ‘decreto Ilva’ del 2015, uno dei dodici partoriti da Roma e avallati dal Parlamento dal 2012 ad oggi,  ovvero quello che consentiva la prosecuzione dell’attività di impresa degli stabilimenti, in quanto di interesse strategico nazionale, nonostante il sequestro giudiziario derivante da  reati afferenti la sicurezza dei lavoratori, è fuori dai canoni principali della nostra Repubblica, ovvero non Costituzionale. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza numero 58, atto depositato poco fa

Il pronunciamento è legato alla morte di un operaio avvenuta nell’area di un altoforno Ilva, a Taranto. L’impianto era stato sequestrato  ma poco dopo il lesglatore  aveva disposto la prosecuzione dell’attività dell’impresa a patto che entro trenta giorni la Ilva adottasse ‘misure e attivita’ aggiuntive, anche di tipo provvisoriò”.