Piani Alti
Ilva: chiusura o cessione? L’amletico dubbio nel contratto Lega-M5S
“Non è un’alleanza, è un contratto da firmare che mette al centro i cittadini e i loro problemi”. Così dice il leader del Movimento 5 stelle nel video messaggio in cui aggiorna sulla trattativa con Matteo Salvini e la Lega per la formazione del nuovo governo. Un cammino che procede tra i richiami del Quirinale cui compete la nomina del presidente del Consiglio e la riabilitazione di Silvio Berlusconi.
Le cronache riferiscono di una prima bozza con 22 punti messi nero su bianco. L’intesa ancora non c’è. Probabilmente si andrà oltre la giornata di oggi. La trattativa dovrebbe andare avanti almeno fino a martedì. Uno dei 22 punti in discussione riguarda l’Ilva. Sulla carta il Movimento 5 stelle spingerebbe per una soluzione radicale: chiusura dello stabilimento di Taranto e riconversione economica del territorio. In verità qualche ambiguità sull’argomento lo stesso Luigi Di Maio la mostrò in campagna elettorale durante la sua visita a Taranto. Nelle sue dichiarazioni non pronunciò mai la parola chiusura.
Ne scaturirono polemiche e correzioni. A Taranto il Movimento 5 Stelle ed i suoi esponenti, soprattutto la parte che proviene dal movimento cittadini e lavoratori liberi e pensanti, in riferimento all’Ilva ha sempre sostenuto e chiesto la chiusura delle fonti inquinanti, la riconversione economica del territorio e la tutela dell’occupazione mediante un accordo di programma. Il modello di riferimento è quanto accaduto a Genova con la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento Ilva di Cornigliano.
La parola chiusura, però, non compare nemmeno nel documento sottoscritto nei giorni scorsi dai parlamentari pentastellati eletti nella provincia di Taranto, a seguito dell’interruzione della trattativa con Aminvestco. Nella trattativa in corso al Pirellone di Milano il tema Ilva è ancora in via di definizione anche se, secondo alcuni resoconti giornalistici, sembra prevalere la linea della Lega contraria alla chiusura e favorevole al mantenimento delle produzioni siderurgiche.
Indiscrezioni, ma tanto basta ad agitare una base già nervosa e molto sensibile sull’argomento. Sul chi va là sono alcuni portavoci cittadini del M5S di Taranto. Massimo Battista, operaio Ilva, tra i fondatori del movimento liberi e pensanti, eletto lo scorso anno consigliere comunale pentastellato, lancia un messaggio molto chiaro attraverso un post pubblicato sulla sua pagina Facebook.
“Quando ho intrapreso questa avventura – scrive – aderendo prima ad un meet up e poi accettando la candidatura come consigliere comunale, l’ho fatto mosso da un solo obiettivo: liberare Taranto dalla monocultura dell’acciaio e dalle industrie inquinanti presenti nel territorio. Da allora ad oggi non è cambiato nulla, l’Ilva va chiusa, mediante un accordo di programma che preveda la riconversione economica dell’intero territorio ionico, che non lasci indietro nessun operaio, che possa dare un futuro diverso alla mia città, così come sono state salvate in una notte le banche dai Governi nazionali così pretendo che vengano tutelati gli operai dell’Ilva”.
Battista non fa sconti. “Chi pensa di poter sacrificare Taranto, o farla passare in secondo piano, non ha fatto i conti con il sottoscritto – aggiunge – non permetterò che, ancora una volta, sia la nostra terra a pagare, a diventare merce di scambio. Il mio impegno sarà profuso affinché i tarantini, la loro salute e il loro lavoro diventino una vertenza nazionale. Perchè questa città e il suo popolo meritano rispetto, dopo decenni passati al servizio del sistema paese, tocca a noi riscuotere. Ora è il momento di tener fede alle promesse: Taranto, i suoi cittadini e i suoi operai vanno liberati dal ricatto occupazionale, tutelando salute e lavoro.
Non ci sono altre vie d’uscita, che sia chiaro a tutti”.