Ilva-ArcelorMittal, un’intesa che non piace

Ilva-ArcelorMittal, un’intesa che non piace

Questa mattina Arcelor Mittal e Ilva in amministrazione straordinaria hanno firmato, a Milano, un accordo che modifica il contratto di locazione e acquisto di Ilva e delinea i nuovi termini dell’investimento. L’intesa è stata siglata nello studio notarile di Pier Gaetano Marchetti e, ovviamente, contempla le rinunce agli atti della causa civile in corso a Milano per la quale era prevista un’udienza venerdì prossimo.


Negativo il commento di Cgil, Cisl, Uil nazionali e delle rispettive federazioni metalmeccaniche. “Il negoziato avvenuto da novembre 2019 – scrivono in una nota – non ha visto alcun coinvolgimento delle organizzazioni sindacali. Alla luce dei contenuti appresi, riteniamo assolutamente non chiara la strategia del Governo in merito al risanamento ambientale, alle prospettive industriali e occupazionali del Gruppo”.



Secondo i sindacati confederali a questa incertezza “si somma una totale incognita sulla volontà dei soggetti investitori, a partire da ArcelorMittal, riguardo il loro impegno finanziario nella nuova compagine societaria che costituirà la nuova AMinvestco. Nei fatti il pre-accordo prevede una fase di stallo da qui alla fine del 2020 per quanto riguarda le prospettive e l’esecuzione del piano industriale. Tutto questo arriva dopo due anni di ulteriore incertezza, particolarmente rischiosa per una realtà industriale che necessita invece di una gestione attenta e determinata. A ciò si somma una congiuntura sfavorevole del mercato dell’acciaio”.

Anche i parlamentari pugliesi del Movimento 5 stelle giudicano l’accordo in maniera negativa.”L’Italia ha perso un’occasione d’oro – scrivono in una nota congiunta – perché avevamo la possibilità di chiedere in giudizio i danni a Mittal e invece abbiamo rinunciato a un sicuro risarcimento. Mittal, scelto dall’ex Ministro Calenda, si è rivelato un pessimo gestore, che non si è limitato a non saper gestire uno stabilimento siderurgico, ma si è anche permesso di minacciare lo Stato italiano, tramite azioni di prepotenza e arroganza”.

Ad avviso dei parlamentari del M5S “questi atti dovevano essere severamente sanzionati, Mittal invece ha continuato a lavorare a Taranto mentre le polveri e i veleni si riversavano sulla città e d’altra parte gli operai venivano trattati come una merce e non come delle persone. Entreremo nel merito dell’accordo quando saranno in nostro possesso le carte, ma già da subito occorre che tutto il territorio si unisca nel chiedere rispetto e che Taranto sia trattata al pari di Genova, come quando nel 1999, con un apposito accordo di programma, si è pianificata la chiusura dell’area a caldo. Non c’è più tempo per sperare in improbabili, e infatti mai realizzate, eco-compatibilità dell’azienda dei veleni: chiediamo a tutte le forze politiche e agli amministratori, a cominciare dai sindaci del territorio, di unirsi nel fronte comune in cui già il sindaco di Taranto e i parlamentari ionici si sono stretti. Accordo di programma per una pianificata chiusura dell’area a caldo e una preventiva Valutazione di impatto sanitario e inoltre fondi e pianificazione certa per la riconversione economica di Taranto. Non sono richieste campanilistiche ma sono semplicemente il giusto risarcimento per i decenni in cui i tarantini hanno dato tutto per il benessere nazionale. Occorre che per la prima volta nella storia del nostro territorio, le differenze, le divisioni e le critiche vengano messe da parte per un obiettivo condiviso: chiusura delle fonti inquinanti”.



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