Salute
Il vescovo: Taranto tradita dalla vendita dell’Ilva
“Avevo suggerito un metodo: non si può prima assicurare una vendita e poi occuparsi delle conseguenze, anche con le intenzioni migliori. Occorre fare l’esatto contrario”. Lo dice al Sir (Servizio informazione religiosa della Cei) l’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro in riferimento alla vendita di Ilva ad Am Investco Italy da parte del governo, sancita da un decreto ad hoc.
“La mia riflessione può sembrare banale ma assicuro che è veritiera ed è condivisa da tanti tarantini, che come me hanno visto cambiare in questi cinque intensi anni molti scenari amministrativi nel siderurgico. Non mi aspettavo – prosegue Santoro – infatti dopo l’interessamento diretto del governo e dopo tanti sforzi profusi, o delle emanazioni degli stessi decreti speciali, che questo fosse l’epilogo. Parlo di un epilogo che non sembra aver tenuto conto di tutto ciò che ci siamo detti in questi lunghissimi anni, anche in un clima teso, costituito dai drammi familiari di chi non ha lavoro, di chi ha esperienze di malattia e di morte, di chi desidera cielo, terra e mare puliti. Ci siamo sentiti per anni schiacciati dal ricatto occupazionale, dal primato della fabbrica e quindi del profitto sul bene dei suoi operai. Non possiamo non tener conto dell’impegno pagato a caro prezzo di rimettere al centro l’uomo, la sua dignità, il suo diritto alla salute, all’ambiente, al lavoro, e accettare gli esuberi in questi numeri catastrofici”.
Infine, l’arcivescovo con forza afferma: “Quello che a me interessa è che sia garantita la salute delle persone, la salvaguardia dell’ambiente, la cura della casa comune e la giusta occupazione dei lavoratori. La condizione umana – torno a ripetere – deve essere considerata e valorizzata dalla politica. Procrastinare ancora interventi di risanamento già autorizzati, vedi ad esempio la copertura dei parchi minerali, è inaccettabile”.