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Il Taranto questo è, se ci pare
IL Taranto è quello che ieri i tifosi hanno visto allo Iacovone (0-0 col Catania). Si, è vero: mancavano due dei tre difensori titolari (Stendardo e Altobello) ma i sostituti d’occasione (Nigro e Balzano) non li hanno fatti rimpiangere.
Ma il Taranto quello è. Volenteroso, tenace, confusionario, difende in otto e attacca in due. Non tira dentro l’area, ci prova timidamente da fuori, riparte in contropiede improvvisando sovrapposizioni e gli attaccanti sono generosi, niente di più. Generosi, malserviti e improduttivi.
Una squadra difficile da affrontare, però. Per via del suo carattere e del tecnico abile a fare spesso la mossa giusta. Ma è una squadra che soffre se stessa irrimediabilmente. Il Taranto è stato costruito per salvarsi (oggi si usa dire “conservare la categoria”) e per la salvezza tranquilla saprà giocarsela sino alla fine. Ma niente di più. Fischi, mugugni e commenti delusi, ieri sera, non trovano però giustificazione di fronte alla chiarezza dei programmi societari e alla limpidezza dei limiti tecnici che alcuni giocatori denunciano se paragonato al blasone e al bagaglio di tanti avversari. Limiti comunque bilanciati, va detto, da una ottima predisposizione al sacrificio e alla corsa. E trattasi in tanti casi di ragazzi.
Il Taranto ha 9 punti in classifica ed è un bottino di non poco conto, insomma. Ha incontrato tre prime cinque della classe (Matera, Foggia e Cosenza). Un Catania forte fisicamente, alcuni ieri notevoli anche tecnicamente, e ieri in grado di attaccare per più di metà gara. Ha battuto l’Andria in casa e ha fatto il colpo a Cosenza. Ha sprecato in casa col Siracusa e ha sciupato tutto a Caserta.
Non ha mai dominato, non ha mai patito del tutto (tranne al debutto contro il Matera e in parte a Foggia) e nove punti ad avvio campionato, al netto di qualsiasi considerazione tecnica e societaria, rappresenta un gruzzolo di cui andare fieri.
Difficilmente questo Taranto di Papagni vincerà divertendo. Spesso, sarà anche difficile vederlo vincere. Gioca male e spesso non costruisce azioni degne di nota. Ma corre e combatte. E per adesso sembra che sia sufficiente. Può crescere, migliorare. Ma il Taranto questo è, se ci pare.