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Il rilancio del porto di Taranto tra speranze, ritardi e veti incrociati

Pubblicato | da Redazione

Gennaio sarà un mese importante per il futuro del porto di Taranto. Entro il primo mese del nuovo anno, infatti, dovrebbe concludersi la procedura per il rilascio della concessione a Yilport, gruppo turco che intende riavviare i traffici container sul molo polisettoriale. Resta ancora una questione da risolvere ed è quella che riguarda il contenzioso aperto da Southgate Europe Terminal che ha chiesto l’utilizzo di una parte del terminal. Il procedimento dovrebbe risolversi il prossimo 23 gennaio dinanzi al Tar di Lecce. Sulla vicenda intervengono la Cgil di Taranto e la rispettiva federazione dei trasporti, Filt.

“Per la responsabilità che un grande sindacato come la Cgil sente nei confronti di tutti i suoi iscritti e dei lavoratori del porto in particolare – scrive il segretario generale Paolo Peluso – occorre ragionare con realismo e tentare di scongiurare con ogni strumento lo spostamento di investimenti e traffici del Gruppo turco su altri porti italiani che avrebbe costi elevati per tutta la comunità tarantina interessata allo sviluppo di quella infrastruttura”.

Secondo Peluso e la segretaria della Filt Cgil di Taranto Maria Teresa De Benedictis bisogna porre “l’attenzione sulle garanzie che i ricorrenti dovrebbero porre sul piatto. La dimensione delle imprese, la loro capacità finanziaria e di sostenibilità rispetto al mercato mondiale, e la capacità dei ricorrenti di avviare il graduale ricollocamento dei lavoratori della Agenzia “Taranto Port Workers Srl” e per il rilancio commerciale, logistico ed occupazionale del porto di Taranto e del suo indotto, non sono fattori da sottovalutare in questa delicata fase”.

“Senza una tregua sul piano normativo difficilmente il porto di Taranto potrà recuperare vigore – conclude la segretaria della Filt – per tali motivi riteniamo utile coinvolgere tempestivamente gli stakeholder interessati dallo sviluppo del porto, attraverso forme di dibattito pubblico che possano portare un contesto favorevole per lo sviluppo del porto e dell’intera città”.

Nel dibattito sul porto di Taranto interviene anche Giuseppe Guacci, già presidente dell’Autorità Portuale di Taranto e Gioia Tauro, segretario generale dei porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, Vicepresidente di Assoporti. Persona competente e titolata ad intervenire, ma per completezza di informazione va ricordato che il figlio di Giuseppe Guacci, Guglielmo, è a capo del consorzio Southgate Europe Terminal promotore del ricorso al Tar che sarà discusso il 23 gennaio.

L’ex presidente dell’Autorità portuale prende in esame la gestione Prete. “Nel merito delle attività da svolgere, a partire dalla sua nomina, il presidente dell’A.P./AdSP e Commissario Straordinario di Governo – scrive Guacci – ebbe ad identificare, quale unico e prioritario obiettivo della propria politica di sviluppo, quanto già era stato programmato, (ancor prima del suo mandato ), per rendere il porto di Taranto uno scalo dotato di elevati standard di competitività fondamentali per la ripresa e lo sviluppo del traffico commerciale, della logistica e dell’inter-modalità: consolidamento della banchina del polisettoriale, dragaggi a -16,50 e prolungamento diga fuori rada. Dopo quasi otto anni di ininterrotta gestione del presidente dell’A.P./AdSP, delle tre opere attese, considerate unanimemente di urgente realizzazione, tanto da giustificare anche la nomina a Commissario Straordinario del governo, è stata realizzata la sola banchina”.

“Inoltre – si legge ancora nel documento – la non realizzazione del prolungamento della diga non garantisce l’operatività in sicurezza delle navi in banchina così come i piazzali dello stesso molo non permettono una previsione attendibile e seria per rendere operativi i piazzali dello stesso molo in quanto sono necessari importanti opere di riqualificazione e di manutenzione straordinarie per la messa a norma degli impianti esistenti e di quelli da realizzare. In relazione agli interventi programmati sulle aree del porto in rada solo tre opere risultano essere state completate: la piastra logistica, la strada dei moli e la vasca di colmata predisposta per le opere ancora non cantierizzate come l’ampliamento del IV sporgente e la darsena ovest”.

Infine Giuseppe Guacci riferisce del “provvedimento in autotutela di annullamento delle operazioni di aggiudicazione dei lavori per il risanamento, bonifica ed allargamento del molo San Cataldo di levante ai fini dell’attracco delle navi da crocier. Allo stato attuale le poche opere realizzate in quasi otto anni di presidenza dell’AP/AdSP non sono tali da determinare un adeguamento sostanziale delle strutture portuali alle necessità dei nuovi traffici marittimi ai fini dell’efficienza e a vantaggio della ripresa dei traffici commerciali. E intanto oltre 500 lavoratori ex Tct e quelli dell’indotto, vivono nella speranza di nuove opportunità di lavoro nel porto”.