Copertina, Sul Pezzo
“La città è nostra!!!!”. Il biltz
(Aggiornamento: 30 gennaio 2018 condanne ed assoluzioni in primo grado – 30 aprile 2019 il processo di appello con 29 riduzioni di pena)
Taranto, 21 giugno 2016 – Si sentivano padroni. “Agli altri la monnezza, al noi le cose buone”. Operazione antimafia condotta dalla Questura di Taranto, su mandato dei Procuratori Motta (Dda Lecce) e Capristo (Taranto).
“La città è nostra, non né la loro. La città è degli onesti, non di questa gente”. Schimera, questore di Taranto, comincia e chiude così l’incontro con i giornalisti, allestendo il contraltare a quanto emerge drammaticamente da alcune intercettazioni telefoniche. Si perché non siamo di fronte alla solita retata da nove colonne in cronaca nera. Qui l’idea di supremazia su 200mila abitanti supera addirittura gli strumenti stessi adottati per comandare. Un messaggio potente da destrutturare pezzo dopo pezzo. “Prevenire è fondamentale” insisterà non a caso Capristo.
Tra le facce dei trenta e passa arrestati, tra volti di donne che non si limitano a ruoli di comprimario o supporto, tra cognomi noti e meno noti della letteratura mafiosa ionica, emerge l’idea di una città che dall’interno sgomita per allargarsi e conquistare ampi raggi di azione. Estorsioni e minacce sono la prassi ma l’obiettivo stavolta è ambizioso: “La città è nostra!” si dicono al telefono.
In più, come rileva Cataldo Motta, i tarantini si distinguono per la loro capacità di farsi scarcerare in breve tempo. “Riescono a dimagrire, a raggiungere condizioni di salute così precarie da riuscire a lasciare la cella…” dice il procuratore Antimafia che non nasconde il carattere “rozzo e operativo della mala tarantina. Gente capace di subire retate e poi ricominciare come nulla fosse, una volta liberati dal carcere”. Ma la guerra a chi intende ricominciare, o forse sarebbe il caso di dire a che non ha mai finito, stamattina è stata dichiarata. “Non siamo una Procura monotematica. Non ci occupiamo solo di Ilva. I mafiosi lo capiscano, se ne accorgeranno!” dice il procuratore di Taranto.
L’OPERAZIONE DI OGGI
Sono stati impiegati agenti delle Questure di Taranto, Questure di Bari, Brindisi Lecce, Foggia, Potenza, Campobasso, della Sezione della Polizia Stradale di Taranto e del Reparto Prevenzione Crimine e Reparto Volo di Bari. Hanno eseguito provvedimento di fermo emessi dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – presso il Tribunale di Lecce. Come detto, 33 persone sono ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso, rapina aggravata, detenzione illecita di armi clandestine, danneggiamento aggravato dal metodo mafioso e altro. (qui la notizia Agi).