Cooltura, Musica
“i Dipendenti”, arriva da Taranto il post-demenziale che sconvolgerà il mondo
Mick Jagger è incazzato nero. Sull’uscita del nuovo disco degli Stones incombe la minaccia de “i Dipendenti”. Sono quattro e vengono da Taranto. “Musica d’asporto”, cd d’esordio della band (già D’Bitols), rischia di mettere in ombra il blues delle pietre rotolanti.
I ragazzi hanno studiato, conoscono i classici, hanno alle spalle una lunghissima gavetta (e qualche altro peccatuccio su cui è meglio sorvolare), sono delle gran facce di bronzo, ma una volta imbracciati gli strumenti si fanno perdonare.
“Musica d’asporto” è uno (s)concept album, musica post-demenziale da pisciarsi addosso. Efficaci gorgheggi, citazioni, sberleffi, qualche bell’assolo e una spolverata di cazzeggio, il tutto rielaborato da quattro menti malate… di musica.
Di musica è fatta la vita de “i Dipendenti” (Ciccio Raio, Wlady Rizzi, Vito Rizzi, Marcello De Felice), musicisti per passione, frequentatori dei peggiori bar non di Caracas, ma di quella Taranto che vive di notte, si muove sottotraccia e, ogni tanto, sforna talenti. E qui la stoffa c’è, si vede, nonostante gli abiti da impiegati del catasto sfoggiati in copertina.
“Musica d’asporto” è costellato di trovate fulminanti, mischia generi diversi, racconta il quotidiano. Ci sono cenni di denuncia sociale, di costume (il Tuttologo) e pure una parentesi intimista (Amoreveramente). I testi non sono mai banali, le battute esilaranti, c’è un po’ di tarentinità ma in modica quantità. Se cercate un disco politicamente corretto guardate altrove perchè, come dice la nonna, “la donna racchia forse a tutti non attizza, ma stai sicuro che la trova una sazizza”. Benvenuti nel fantastico mondo de “i Dipendenti”, incontrerete una “foresta di ciole” (La masculada) e il sciumacher della carriola (Fernando l’intonachista), ballerete il Tango della Raiuca tra fichicchie e capocchie. Insomma, qua il fatto è serio. Lo sa pure Elio. Questi so’ simpatici assai, la sfida è lanciata. Mo’ compratevi il disco… mena!
PS: ho scritto questo testo sotto dettatura de “i Dipendenti”, minacciato con le armi e dopo atroci torture.