Salute
Giornata mondiale dell’acqua, Legambiente: Italia paese ad elevato stress idrico
Nella Giornata mondiale dell’Acqua istituita dall’Onu, Legambiente richiama l’attenzione sull’importanza di una gestione equa, razionale e sostenibile di questa fondamentale risorsa.
In particolare per l’acqua potabile, quest’anno si registra un’importante novità normativa. Cioè l’entrata in vigore, il 12 gennaio, della Direttiva Europea 2020/2184 sulle acque destinate al consumo umano. Gli Stati membri dovranno recepire la norma entro il 2023.
IL PROBLEMA DELLA DISPERSIONE
L’associazione ambientalista mette, inoltre, a confronto i dati elaborati su dispersioni, usi e consumi di acqua nelle principali città italiane.
L’Italia è prima in Europa per prelievi di acqua a uso potabile (oltre 9 miliardi di metri cubi all’anno, 25 milioni di metri cubi pari a 419 litri per abitante al giorno).
Siamo, nel complesso, un Paese a stress idrico medio-alto secondo l’OMS, poiché utilizza il 30-35% delle sue risorse idriche rinnovabili, con un incremento del 6% ogni 10 anni.
Una tendenza che, unita a urbanizzazione, inquinamento ed effetti dei cambiamenti climatici, come le sempre più frequenti e persistenti siccità, mette a dura prova l’approvvigionamento idrico della Penisola.
Ad aggravare la situazione ci sono l’annoso problema delle perdite lungo la rete e le alte percentuali di “non classificato” in merito alla qualità e alla quantità dei corpi idrici – specie al Sud – che denunciano una grave mancanza di conoscenze di base sullo stato delle acque, e i nodi irrisolti sulla depurazione.
IL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA
“L’Italia ha la grande opportunità – scrive Legambiente -di potere attingere alle risorse messe a disposizione grazie al programma Next Generation EU (NGEU) con la presentazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) in preparazione proprio in queste settimane.
Parte di queste risorse devono essere destinate a risolvere le emergenze esistenti. Attraverso una governance pubblica capace di allineare il Recovery Plan italiano al Green Deal europeo con obiettivi più ambiziosi e utili al Paese, anche sul tema risorse idriche”.
“Bisogna innanzitutto evitare quanto fatto nella prima versione del PNRR che presenta un netto sbilanciamento delle risorse a favore di alcune tipologie di interventi”, dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente-
“Appaiono, infatti, sproporzionati – continua – i 4,4 miliardi di euro destinati agli invasi, contro i 900 milioni per l’ammodernamento delle reti cittadine di distribuzione dell’acqua (spesso ridotte a un colabrodo) e i 600 milioni di euro per le fognature e gli impianti di depurazione.
SISTEMA FOGNARIO E DEPURAZIONE
Il PNRR deve, invece, mettere al centro l’attuazione delle opere necessarie per sistemare il sistema fognario e di depurazione. E ripristinare efficienti sistemi di distribuzione dell’acqua. Bisogna garantire la potabilità e minimizzare l’annoso problema delle perdite di rete, favorendo una minore concorrenza tra i differenti usi idrici (civile, industriale, agricolo).
Quanto agli sprechi, è necessario un cambio di passo anche nella pianificazione urbanistica delle città. Soprattutto nel settore edilizio: se è vero che le maggiori perdite di rete avvengono nell’ultimo miglio appena prima di entrare negli edifici.
E’ anche vero che nelle case e negli edifici pubblici l’acqua potabile è utilizzata per attività che potrebbero essere svolte utilizzando acque grigie e/o meteoriche”.