Cinema
Fuocoammare, ultimo giorno: ai grandi film capita così
Giusto per non sentirvi dire che non lo sapevate: oggi è l’ultimo giorno di programmazione a Taranto (Cinema Bellarmino, spettacoli h. 17.30 e 19.30) per “Fuocoammare “, il film di Gianfranco Rosi che ha conquistato pochi giorni fa l’Orso d’oro alla Berlinale 66.
Siamo in territorio bruciato dall’attualità, al limite tra la scansione della tragedia dei profughi, in fuga da guerra, morte e disperazione, e il dramma degli immigrati, che si ammassano sui nostri confini in cerca di una via di salvezza. Un anno e passa trascorso da Gianfranco Rosi a Lampedusa, quando ancora il “problema” era solo un’emergenza umanitaria italiana e questa magnifica Europa di finanzieri burocrati non ne facesse una quesione di confini, barriere, muri e quote…
“Fuocoammare” nasce con la focale ravvicinata del documentario di narrazione, sulla linea dell’opera di questo regista che dopo il Leone d’oro a “Sacro GRA” si ritrova in primo piano sulla scena internazionale con un Orso d’oro alla Berlinale 66 ampiamente annunciato. Lo schema d’analisi della quesione immigrati si focalizza sulla dimensione umana di Lampedusa, avamposto d’accoglienza scandagliato però dal regista non come territorio prolematico, come scenario di una questione politica e sociale, ma piuttosto come punto di fuga di un intreccio tra funzione umana del vivere e funzione umanitaria dell’accoglienza. E allora il campo e il controcampo si giocano non sull’asse, ma sulla circolarità dell’osservazione contigua della vita sull’isola e della vita (o della morte) di chi arriva sull’isola: da una parte il piccolo Samuele, 12 anni, famiglia di pescatori, ancora non abituato al mare, preso tra la scuola e le escursioni sulla scogliera e nell’entroterra assieme a un amico, con cui gioca a sparare con la mano verso il mare o a mirare con la fionda agli uccelli…. C’è poi il dj della radio locale, coi suoi programmi di musica e dediche che vanno su una modulazione di frequenza differente da quella delle onde radio che invece portano le disperate richieste di soccorso che vengono dal mare, dalle carrette cariche di profughi che chiedono aiuto. E allora la prospettiva di Rosi compie una panoramica di 180 gradi e guarda in direzione del mare, segue il richiamo delle vere telefonate di aiuto che ci fa ascoltare e va al largo con i mezzi di soccorso, ci mostra i trasbordi di sopravvissuti, meribondi e morti, il loro riconoscimento, le foto di identificazione, le prime cure e poi la quotidianità nei centri d accoglienza. A fare da guida a Rosi in questo controcampo c’è la testimonianza di prossimità alla tragedia umanitaria in atto del dottor Bartolo, unico medico di Lampedusa, che cura sia gli isolani che gli immigrati e di questi ultimi racconta e cura le ferite, accoglie i parti, verifica la morte.
Ecco, “Fuocoammare” è questo, la posa in opera documentaria di una testimonianza che si costruisce come un dramma, una tragedia e anche un po’ una commedia, sfumature di colore della realtà messa in scena da questo regista che comunque necessità di un approccio narrativo alla verità, costruendo personaggi più o meno reali e trovando scenari di neutralità visiva. La scansione è sapiente, c’è il montaggio di Jacopo Quadri che organizza i tempi, c’è la coerenza di una narrazione che cerca il realismo prima ancora della realtà. Siamo portati a guardare in faccia delle storie che ci appartengono nonostante tutto.