Salute
FdL, Emiliano: Taranto e Ilva, la nostra linea del Piave
La vertenza Ilva e Taranto al centro dell’apertura dell’81 esima edizione della Fiera del Levante. A porre l’accento sull’argomento è stato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano nel suo intervento dinanzi al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. “I parchi minerali che riversano sui tetti del quartiere Tamburi tonnellate di polveri all’anno – ha detto Emiliano – e tutte le incongruità del piano ambientale che abbiamo segnalato saranno, infatti, per noi come la linea del Piave”. Ecco, di seguito, i passaggi compiuti dal Governatore sul tema Ilva, Taranto, decarbonizzazione.
“Se, come è ormai inconfutabile in letteratura, un processo industriale produce, ad esempio, PM10 che innalza la mortalità e la morbilità per le malattie cardiovascolari e respiratorie, occorrerà calcolare il danno così inferto alla singola vita umana ed al sistema sanitario nel suo complesso almeno fino quando la legge non vieterà questi processi. Il che ci auguriamo avvenga al più presto.
La legge pugliese sulla valutazione preventiva del danno sanitario, che è pacificamente applicabile per tutti gli stabilimenti industriali pugliesi, dovrà essere applicata ovunque e a chiunque senza deroghe per nessuno.
Il processo di decarbonizzazione messo a punto dalla Regione Puglia è una cosa seria e mira ad eliminare totalmente il carbone dalle nostre produzione il più in fretta possibile. Persino Papa Francesco mi ha invitato presso la santa Sede per descrivergli le nostre intenzioni e il nostro piano ed abbiamo scoperto di essere perfettamente allineati al Suo pensiero.
Il Piano è stato condiviso cono all’ l’Organizzazione Mondiale della Sanità e mira ad abbattere gli altissimi livelli di emissioni di Co2 e di diossine determinati soprattutto dall’Ilva di Taranto che per quanto diminuite nell’ultimo periodo a causa del dimezzamento produttivo.
Il Comune di Taranto e la Regione Puglia e tutte le associazioni ambientaliste in questa ottica hanno duramente contestato il piano ambientale presentato dagli acquirenti ILVA nelle note depositate dopo che la Regione Puglia aveva richiesto invano, nello scorso gennaio, il riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale chiedendo di rivedere i limiti emissivi del PM10 in modo tale da assicurare un impatto sanitario sostenibile. Eppure in sede europea la Commissione competente contesta all’Italia testualmente “la cattiva applicazione della direttiva relativa alla qualità dell’aria ambiente – Superamento dei valori limite di PM10”. Per la “Puglia –Zona industriale” la Commissione aggiunge che la risposta alla costituzione in mora del Governo “non contiene informazioni relative alla revisione delle pertinenti autorizzazioni”.
Come a dire: che aspettate a ridimensionare la principale fonte di emissione nonostante il superamento dei valori limite del PM10?
Insomma decarbonizzare l’Ilva costituirebbe ipso facto la chiusura delle procedure di infrazione di tutta l’Italia per i superamenti del PM1, ma nonostante la Regione Puglia insista da tempo in questa direzione si è persino evitato di inserire la decarbonizzazione tra le condizioni imposte agli acquirenti Ilva.
Anzi questi ultimi posticipano in modo inaccettabile persino la copertura dei parchi minerari.
E se a causa del mancato adempimento delle prescrizioni ambientali non si riuscisse a tenere aperta la fabbrica? E se così si ottenesse l’agognato obiettivo di tanti di chiudere uno dei pochi concorrenti europei dell’acquirente dell’Ilva, visto peraltro che questo già sfiora la soglia produttiva massima prevista dalle quote europee dopo le quali non resta che la dismissione di uno o più stabilimenti?
I parchi minerari che riversano sui tetti del quartiere Tamburi tonnellate di polveri all’anno e tutte le incongruità del piano ambientale che abbiamo segnalato saranno infatti per noi come la linea del Piave”.