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Ex Ilva, Cgil, Cisl, Uil: No all’accordo di programma per Taranto

Pubblicato | da Redazione

Il futuro dello stabilimento ex Ilva di Taranto è stato al centro degli incontri convocati e presieduti dal sindaco Rinaldo Melucci lo scorso 4 dicembre. Per ragioni legate alla pandemia da covid 19, le riunioni si sono svolte in streaming. Tra gli altri vi hanno preso parte anche i sindacati. Di seguito le posizioni espresse da Cgil, Cisl, Uil unitamente a Fim, Fiom, Uilm e dal sindacato autonomo Usb.

In estrema sintesi: le segreterie confederali (anche dei metalmeccanici), respingono ogni ipotesi di chiusura di area a caldo dello stabilimento di Taranto e di accordo di programma; Usb rivendica il protagonismo del territorio nelle scelte che si andranno a compiere ed auspica un accordo di programma come proposto da Comune di Taranto e Regione Puglia. Ecco i due documenti.

CGIL, CISL, UIL e FIM, FIOM, UILM – “Preliminarmente, le Organizzazioni Sindacali hanno evidenziato come il basso livello relazionale intrattenuto con le parti contraenti costituisca un limite insuperabile in quanto
frustra ogni serio tentativo di analisi che sia suscettibile di conferire apporti costruttivi all’intera vicenda. Pur nella limitatezza delle informazioni, le stesse hanno espresso valutazioni positive per le parti dell’accordo che riprendono la filosofia di quello del 2018 (ingresso dello Stato nella compagine societaria, mantenimento dell’integralità dei livelli occupazionali, ricomprendendo i lavoratori attualmente in Amministrazione Straordinaria, livelli produttivi prospettici, Ibridazione
delle modalità produttive del ciclo integrale con l’introduzione dei forni elettrici).

A giudizio delle stesse Organizzazioni Sindacali, vanno ulteriormente approfonditi gli aspetti relativi ai Piani: ambientale e industriale, che richiedono una trattazione di merito specifica molto diversa da quella sin qui condotta, senza la quale mancherebbero i presupposti per
avviare la trattativa sindacale. Sulla scorta di tali valutazioni, Cgil, Cisl, Uil, Fim, Fiom, Uilm ribadiscono la centralità della siderurgia nell’ambito dei piani strategici di sviluppo del Paese che, come tale, deve essere rivisitata in un’ottica di piena e totale sostenibilità ambientale accedendo alle risorse messe a disposizione dall’UE attraverso misure specifiche (Recovery
Fund), che prevedono proprio per l’area ionica importanti piani di investimento dedicati. Respingono convintamente ogni proposizione che miri alla chiusura dell’area a caldo dello Stabilimento che, in considerazione della conformazione tecnologica dello stesso, significherebbe determinare la chiusura definitiva degli impianti. Rilevano, inoltre, come lo stato di crisi del Paese, aggravato dalla pandemia in atto, abbia determinato pesanti effetti depressivi sul mondo del lavoro, i cui livelli occupazionali sono stati ulteriormente intaccati. Situazione che si presenta ancora più complessa per la realtà ionica che vede nel ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali lo strumento per evitare il
collasso finale.

Tanto considerando come, a tutt’oggi, le misure messe in atto dai diversi
Governi succedutesi nel corso delle crisi non hanno conferito apporti significativi. Valutano negativamente il richiamo ad un generico, quanto intempestivo, accordo di programma che, a dire dei più suoi convinti fautori (Sindaco e Presidente di Regione) dovrebbe garantire la tenuta dei livelli occupazionali. Lo stesso appare sfornito di alcun fondamento tecnico – giuridico e finanziario. Per quanto sopra, formulano l’invito al Presidente del Consiglio per avviare un tavolo di trattiva che chiarisca in maniera definitiva i termini dell’accordo in via di formalizzazione. Ritengono, infine, necessario stabilire opportune interlocuzioni tra il livello territoriale e quello decisionale al fine di recepire le richieste di miglioramento, sempre nell’ottica del miglioramento della qualità delle intese in fieri”.

USB (Franco Rizzo) – “Siamo sulla stessa lunghezza d’onda del Comune, della Regione e di tutti coloro che intendono portare le istanze del territorio al centro della trattativa nazionale sullo stabilimento Arcelor Mittal. L’accordo di programma è un passaggio cruciale ed imprescindibile, per cui deve assolutamente essere incluso nella trattativa in corso per ripensare lo sviluppo economico del territorio in maniera concreta e finalmente mettendo al primo posto il bisogno dei cittadini e dei lavoratori.

Il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e degli enti locali è doveroso, e inoltre potrebbe finalmente rappresentare il segnale di una volontà diversa da parte del Governo rispetto al passato: guardare l’intera vicenda non più dal punto di vista della multinazionale, ma finalmente dalla prospettiva delle esigenze della comunità intesa nella sua complessità. In caso contrario si continuerà a proporre un modello economico che andrà a mietere altre vittime, sia in termini di vite umane che in termini di posti di lavoro. Ragion per cui supportiamo l’attuale presa di posizione di Comune e Regione affinché le decisioni che avranno riflessi sul territorio non vengano calate più dall’alto ma siano oggetto di confronto democratico con chi rappresenta la città, e quindi condivise. Non accettiamo di discutere ad accordo fatto, quindi su argomenti circoscritti e definiti senza di noi, ma pretendiamo in confronto a tutto tondo nel quale vogliamo essere, insieme agli enti locali, attori attivi”.