Salute
Ex Cemerad, a giorni la rimozione dei fusti radioattivi
I primi fusti radioattivi ad essere rimossi saranno quelli con i filtri di condizionamento contaminati dall’esplosione della centrale di Chernobyl, in Ucraina. Sono 79 e sono stoccati tra Taranto e Statte, nel capannone ex Cemerad, lungo la Statale 172 che conduce a Martina Franca e ai trulli patrimonio dell’umanità.
All’interno ci sono radionuclidi ad elevata attività come il Cesio 134 e il Cesio 137, sottoprodotti della fissione nucleare dell’uranio. Quella nucleare è un’eredità pesante in qualsiasi parte del mondo, ma lo è ancora di più a Taranto dichiarata dal 1998 “Area ad elevato rischio di crisi ambientale”. Una provincia che oltre Ilva, Eni, Cementir, un paio di inceneritori, ospita pure discariche tra le più grandi d’Italia.
La dote che la ex Cemerad lascia al territorio è costituita da quasi 17mila fusti, di cui oltre tremila ancora radioattivi e 13mila decaduti. Il contenuto delle scorie è stato così catalogato: “rifiuti provenienti da attività sanitarie; fusti contenenti filtri di condizionamento contaminati dall’evento Chernobyl con i radionuclidi Cs-134 e Cs-137 ritirati da strutture pubbliche e private; fusti contenenti sorgenti radioattive (parafulmini, rilevatori di fumo, vetrino con uranio naturale, sorgenti di taratura, fili di iridio)”.
Nel 2000, con provvedimento della Procura della Repubblica, il sito fu sottoposto a sequestro. Dopo essere stato sotto la custodia del Comune di Statte, il capannone è ora affidato al Commissario straordinario Vera Corbelli. Già nel 2012 l’Ispra denunciò le precarie condizioni del deposito. Da quei controlli sono scaturite le ispezioni della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.
Nel 2015, con uno dei cosiddetti decreti salva-Ilva, il Governo ha stanziato 10 milioni di euro per la messa in sicurezza e la rimozione dei fusti. L’attuazione del programma è stata affidata al Commissario Corbelli che a giugno dello scorso anno ha presentato un piano per la gestione dei rifiuti dell’ex Cemerad.
Attualmente il capannone è sottoposto a vigilanza armata e nei prossimi giorni dovrebbero cominciare le attività di rimozione. Come detto in apertura, i 79 fusti con i filtri di Chernobyl saranno rimossi per primi. Il Commisario Corbelli lo ha detto lo scorso 23 aprile in audizione dinanzi alla Commissione Parlamentare di inchiesta sugli illeciti ambientali. “Si provvederà a rimuovere e ad allontanare, immediatamente dopo l’affidamento, i primi 79 fusti radioattivi contenenti filtri e sorgenti, fusti preventivamente già catalogati e identificati. Successivamente – ha detto – entro dicembre 2017, verranno allontanati i fusti contenenti materiale radioattivo, mentre tutto il materiale valutato come decaduto verrà rimosso e trasportato entro maggio 2018”.
In verità, i tempi dell’operazione annunciati in una conferenza stampa svoltasi il 21 giugno 2016 erano diversi. Il Commissario straordinario disse che entro l’estate del 2017 tutti fusti sarebbero stati rimossi dall’area. Ora, comunque, sembra essere tutto pronto. Non appena i cittadini della zona saranno avvisati, inizieranno le operazioni che saranno condotte con eccezionali misure di sicurezza in collaborazione con gli esperti dell’Ispra e con i tecnici della Sogin.
Il programma prevede che dopo la rimozione dei fusti il sito ex Cemerad debba essere bonificato e restituito alla comunità privo di vincoli radiologici. I rifiuti, invece, saranno trasportati su strada verso impianti autorizzati “per la successiva caratterizzazione puntuale, trattamento condizionamento e messa a deposito (dei soli rifiuti verificati come radioattivi).
Dove saranno trasportati? Forse nel vicino impianto Enea-Trisaia di Rotondella, gestito sempre dalla Sogin? Sul deposito in contrada Vacchiaro forse sta per calare il sipario, ma la vicenda delle scorie radioattive dell’ex Cemerad non si… esaurisce qui.