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Direzione Sud, il valore aggiunto di chi torna nei luoghi d’origine

Pubblicato | da Redazione

Negli ultimi 10 anni, 350mila giovani, il 60% dei quali laureati, hanno lasciato le aree interne del Mezzogiorno d’Italia in cerca di lavoro e successo professionale. Qualcosa, però, sta cambiando. Le statistiche dicono che il 30% circa di questo capitale umano ha deciso di fare ritorno nei luoghi d’origine. La “ritornanza” ha numeri ancora esigui, ma qualitativamente rilevanti. Un fenomeno osservato e studiato con grande attenzione. L’argomento è stato al centro di “Direzione Sud, viaggio tra storie di successo e opportunità del futuro”, iniziativa di Manageritalia Puglia, Calabria, Basilicata e AIDP Puglia e Basilicata, svoltasi a Bari, nella sede di Spegea Business School.

“Con la nostra iniziativa discutiamo di valorizzazione del Sud e della nostra Puglia – spiega Domenico Fortunato, presidente di Manageritalia Puglia, Calabria, Basilicata – perchè spesso si parla di territori senza una vera strategia di promozione e sviluppo. In questo senso chi torna al Sud può diventare un valore aggiunto in quanto portatore di esperienze professionali maturate altrove. Nel Mezzogiorno abbiamo bisogno di competenze. Ad esempio, pur avendo una forte vocazione turistica, siamo carenti di figure qualificate come i destination manager e quindi località bellissime non sono gestite e valorizzate nel miglior modo possibile. Purtroppo, la carenza di manager e di competenze interessa gran parte delle piccole e medie imprese che costituiscono parte rilevante del nostro tessuto economico”.

A fornire l’occasione per il confronto a più voci, il libro di Nico Catalano “Essere Puglia. Storie e imprese di chi ha deciso di tornare”; una tendenza che può generare effetti positivi. “La ritornanza – ha detto l’autore – è un fenomeno che nonostante le dimensioni ancora ridotte, può essere molto utile per le aree più marginali del nostro territorio. Chi torna può contaminare con la sua esperienza i luoghi d’origine e diventare volano di nuovo sviluppo. Spesso il ritorno è accompagnato dal recupero delle tradizioni che unito all’innovazione tecnologica, diventa una formula di successo utile anche per superare lacune storiche del Sud come la scarsa propensione all’associazionismo e a realizzare economie di scala”.

Negli ultimi vent’anni, però, il tessuto economico pugliese si è sviluppato ed è radicalmente cambiato. Due le testimonianze che hanno arricchito la tavola rotonda. La prima è quella di Domenico Favuzzi, presidente e AD di Exprivia, azienda pugliese, leader in Italia e in Europa dell’information technolgy, con un fatturato stimato superiore ai 320 milioni di euro e quasi 4000 unità in organico. L’altra ha visto protagonista Mariarita Costanza co-founder di Macnil, un’altra dinamica impresa informatica made in Puglia.

Chi è rimasto ha lavorato tanto ed ha contribuito ad aumentare il benessere e l’appeal della regione. Da Danilo Caivano, vicepresidente del Distretto Pugliese dell’Informatica, è giunto l’invito a non soffermarsi solo sul concetto di ritornanza, pur importante, ma a “ragionare in termini di attrattività della Puglia anche nei confronti del capitale umano ed imprenditoriale di altri paesi”. I manager, dunque, contribuiscono alla crescita economica, si interrogano e vogliono svolgere un ruolo da protagonisti. “Ritornanza o resistenza? – si è chiesto Francesco Cautillo, vicepresidente di AIDP Puglia e Basilicata che ha condotto e animato il dibattito – in ogni caso, come manager, vogliamo dare il nostro contributo per essere promotori del cambiamento”.