Piani Alti
Di Maio: Mittal dia un segnale
“Arcelor Mittal deve dare un segnale, a cominciare dai numeri che aveva contrattato con il ministro Calenda, che avrebbero mandato in mezzo alla strada oltre 3000 persone. Domani invieremo all’Avvocatura dello Stato la richiesta di un parere inerente l’annullamento della gara per entrare all’Ilva. Voglio precisare una cosa: se ci saranno delle criticità o delle irregolarità tali da compromettere l’interesse pubblico, sarà responsabilità dello Stato che ha agito male, non del privato”.
Queste le parole del ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, al termine del confronto svoltosi al Mise tra sindacati e Arcelor Mittal. “Ho sempre detto – ha proseguito Di Maio – che l’attuale piano occupazionale non è soddisfacente e oggi i sindacati lo hanno detto chiaramente: non ci sono le condizioni per far ripartire il tavolo se Arcelor Mittal non batte un colpo”. Secondo il vicepremier “la vicenda Ilva è la perfetta rappresentazione di quelli che ci governavano prima. Sei anni, nove decreti per fare una procedura di gara e poi lasciarci un accordo sindacale mai realizzato. L’ex ministro aveva dato mandato ai commissari di firmare un contratto con gli indiani, pur senza un accordo sindacale. Questo significa aumentare il conflitto sociale e, se si è sbagliata la gara, significa non tutelare la salute dei cittadini di Taranto, mentre a me si chiede in tre mesi di risolvere quello che gli altri non hanno risolto in sei anni”.
Di Maio ha confermato l’impegno del Governo, ma ha anche annotato che “da parte di Arcelor Mittal, non ci sono stati dei passi in avanti soprattutto sul piano occupazionale. Prima della metà di agosto spero di poter trovare una risposta ai dubbi sulla procedura di gara e, allo stesso tempo, spero che ci siano i presupposti per poter riconvocare sindacati e azienda entro questa settimana. Siamo nella condizione in cui il privato che vuole subentrare all’Ilva ha già un contratto firmato con il numero dei dipendenti che deve assumere, solo 10.000, rispetto ai quasi 14.000 dipendenti di Ilva. In questo contesto risulta molto complesso riuscire a convincere il privato a dialogare con i sindacati. Siamo in una condizione veramente complicata in cui la più grande beffa è questo contratto, firmato dal precedente governo con Arcelor Mittal, che si basa su una procedura di gara che attribuiva la metà di tutto il punteggio all’offerta economica, nonostante il dramma ambientale di Taranto, nonostante i problemi legati alle tecnologie e alle condizioni della città, mentre l’altra metà del punteggio si divideva tra offerta occupazionale e offerta ambientale”.
Il vicepremier ha spiegato che nella “gara non è stato premiato chi aveva offerto di meglio dal punto di vista occupazionale e ambientale, perché l’importante era offrire più soldi. Questo modello di sviluppo economico ha favorito una decrescita, e proprio il loro modello di decrescita infelice sta provocando tanta infelicità nella vita dei cittadini di Taranto, dei dipendenti di Ilva, oltreché in quella dei manager qualificati che lavorano lì. Ce la metteremo tutta, ce lo siamo detto e lo ripeto, ma non posso aprire un tavolo se non ci sono i segnali, anche direttamente mandati al Ministro, di un’offerta migliore sul piano occupazionale. Non ha senso rivederci per dirci che l’attuale contratto prevede l’assunzione di 10.000 persone, e delle altre se ne deve far carico lo Stato. Non si fa così, non funziona così”.
Dal canto suo Arcelor Mittal, almeno per il momento, fa buon viso a cattivo gioco e giudica positivo l’esito dell’incontro che, si legge in una nota dell’azienda siderurgica, “ha consentito la ripresa del dialogo con le organizzazioni sindacali e i Ministeri interessati”. “L’impegno è di dedicare i prossimi giorni all’approfondimento delle rispettive posizioni, alla verifica di questioni tecniche e legali e alla definizione di successive ipotesi di lavoro in modo da potersi incontrare nuovamente a breve su basi più efficaci”.